venerdì 20 maggio 2016

Un Bach rivisitato

V. Galloppi (1849 - 1942) : "Angeli musicanti".
Nelle mie peregrinazioni nel mondo della musica, mi piace ogni tanto ascoltare alcuni arrangiamenti di brani del passato
Le loro rivisitazioni m'incuriosiscono sempre suscitando il mio interesse soprattutto nei casi in cui la struttura del pezzo non viene stravolta, ma l'interprete esalta gli aspetti già propri del testo musicale - ritmo, colore, cantabilità e via dicendo - che in tal modo ci offre suggestioni nuove. 
Sono parecchie le composizioni dell'Ottocento riadattate in versioni più moderne, ma se torniamo indietro fino al periodo barocco, scopriamo che anche lì - e forse in misura maggiore - molti musicisti sono stati oggetto di questo tipo di rivisitazione. Basti pensare, in primis, a Bach, felicemente saccheggiato anche dal rock.

Ma al di là dei veri e propri arrangiamenti in chiave contemporanea, talora è sufficiente cambiare orchestrazione o strumento solista per ottenere un brano dal fascino e dall'atmosfera differente dall'originale.
La storia della musica conta innumerevoli composizioni scritte, per esempio, per pianoforte e poi trascritte per violino o per flauto; o nate per violoncello e poi eseguite al pianoforte; o brani per strumento solista successivamente orchestrati. Sono adattamenti spesso affascinanti perchè ci offrono sonorità nuove svelando insieme dimensioni nascoste del testo.

Il discorso si fa poi particolarmente interessante se si pensa che - nel corso del tempo - tanti strumenti musicali sono cambiati o sono stati oggetto di modifiche. Di conseguenza, anche quando la struttura dei pezzi resta identica, mutano sonorità e timbri che si fanno più dolci o più acuti o profondi secondo lo strumento usato.
Parlando di rivisitazioni della musica del passato, oggi si possono ravvisare due tendenze opposte. Da un lato, sono nati numerosi ensembles che, occupandosi in particolare di musica barocca, tendono a recuperarne una lettura filologica ripristinando tra l'altro l'uso di strumenti antichi. Per citare un gruppo tra i più prestigiosi, l'Accademia bizantina diretta da Ottavio Dantone.
Ma dall'altro, esiste anche la tendenza contraria che ha visto svariati compositori del Novecento prendere le partiture di musicisti del passato - scritte originariamente per archi o per strumento solista come clavicembalo, organo, violino, liuto - e adattarle alle sonorità di una moderna e completa orchestra sinfonica.

Tra questi ultimi, troviamo Arnold Schoenberg (1874 - 1951) che nel 1922 ha arrangiato alcuni pezzi di Bach (1685 - 1750). 
Nella ricerca di una nuova teoria della composizione basata non più su sette, ma su dodici suoni, il musicista austriaco ha infatti trovato nella struttura delle opere di Bach alcune applicazioni del principio di imitazione che costituisce la base della tecnica che ha dato origine alla dodecafonia. 
Questo ci testimonia ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, la modernità del genio bachiano e insieme la versatilità della sua ispirazione.

Sono in particolare alcuni Preludi per organo i brani che Schoenberg ha orchestrato. Confesso che del "Preludio e fuga in Mi bemolle maggiore BWV 552" - un assoluto monumento di bellezza che ho intenzione di pubblicare in futuro - preferisco di gran lunga la versione bachiana.
Ma dagli altri brani l'arrangiamento, a mio modesto avviso, fa emergere dimensioni di straordinario fascino e solennità.
Vi propongo qui quello del Preludio corale "Schmücke dich, o liebe Seele" BWV 654, seguito dall'esecuzione originale all'organo in modo che ne emerga il confronto. 
Per quanto un organo da chiesa, con la molteplicità dei suoi registri, possa in taluni casi essere assimilato ad un'orchestra, in realtà in questo brano la sua voce resta quella di uno strumento solista affascinante, ma pacato e severoin sintonia con l'idea di rigorosa profondità che in genere abbiamo della musica di Bach.
L'arrangiamento di Schoenberg invece - pur lasciando intatti il tema del preludio insieme alla quieta malinconia del suo andamento ritmico - tra la base orchestrale e gli strumenti che disegnano la melodia, costruisce un dialogo tale da far affiorare una lussureggiante varietà di timbri e di colori. 
Ne deriva una musica che esprime forse più la penombra che la luce nitida, ne affiora un Bach sempre profondissimo ma dai contorni sfumati, sia nei passaggi più intimi che in quelli solenni e maestosi, talora di una grandiosità quasi ridondante.
Ed è la sensibilità di Schoenberg a cogliere qui, ancora una volta, l'inesauribile ricchezza del genio bachiano.

Buon ascolto!

6 commenti:

Stefyp. ha detto...

Entrambe le rappresentazioni sono affascinanti, certamente come fai notare tu, il preludio di Bach con l'organo ha un effetto acustico più profondo, più solenne. La rivisitazione di Schoenberg ricco di timbri e di sfumature ne esalta la maestosità e la bellezza. Tante grazie Annamaria, ho apprezzato la tua proposta, come sempre molto attenta al particolare, mi piacciono questi tuoi confronti. Serena domenica e buona settimana a te, Stefania

Annamaria ha detto...

Ti sono davvero grata per la tua attenzione alla musica e ai miei post, cara Stefania! Sì, il brano che ho proposto è ricco di fascino in entrambe le versioni, anche se ci conducono in atmosfere piuttosto diverse. E Schoenberg ci regala un Bach più vicino alle inquietudini moderne.
Buon pomeriggio e buona settimana a te!!!

EriKa Napoletano ha detto...

Brava come sempre nelle tue descrizioni. Un forte abbraccio.
Erika

Annamaria ha detto...

Un abbraccio grande anche a te, cara EriKa, e grazie!!!

egle eglissima ha detto...

Bellissimo, grande lavoro, cara Annamaria! Ho bevuto alla tua fonte di sapienza musicale. Ho ascoltato le due versioni che, per mani e strumenti diversi, producono effetti e fanno scaturire in noi emozioni differenti. Anche se amo alcuni pezzi di Schoenberg, pur non essendo una patita della musica atonale, in questo caso metto a nudo la mia anima con Bach, espresso con la voce dell'organo, facendo un viaggio alla mia lontana adolescenza, quando andavo a messa solo per ascoltare un organista che suonava Bach.
Grazie sempre.
Un abbraccio.
egle

Annamaria ha detto...

Bello, cara Egle, questo tuo ricordo, e intenso come solo certe esperienze adolescenziali sanno essere!!!
Ma pensa un po'....io - che ADORO Bach e la musica per organo - questa volta invece sono affascinata maggiormente dall'orchestrazione di Schoenberg che mi apre dimensioni nuove.
Grazie di cuore e un abbraccio!!!