lunedì 18 aprile 2016

Appartenenze

Ho finito di leggere da qualche tempo il libro pubblicato lo scorso ottobre dall'amico blogger Bruno Pernice (http://psicoverona.blogspot.it/), intitolato "Apri - Il piacere e il potere della condivisione".  
E' un testo corposo e ricco di argomenti nel quale l'autore riversa la propria esperienza di psicoterapeuta, corredandola di numerosi esempi.
Non un trattato di psicologia, nemmeno un nudo elenco di casi clinici, ma un lavoro che fonde vissuto personale, competenze acquisite e considerazioni maturate nella pratica professionale, consentendo al lettore di entrare - proprio come recita il sottotitolo - in un ambito di condivisione.

Quello che si stabilisce tra psicologo e lettore è una sorta di dialogo che - prima ancora di essere intervento terapeutico - è relazione umana nella quale acquistano valore cose grandi ma anche piccole, domande esistenziali insieme a ricordi di quotidianità spicciola, ma non per questo meno importanti 
E' un mettersi in gioco da parte di chi scrive attraverso il racconto di esperienze molto concrete, col risultato di sollecitare in chi legge la volontà di riflettere soprattutto sulla propria autenticità. "Apri" è infatti l'invito che l'autore ribadisce più volte perchè ciascuno dia voce alla propria anima, liberando il cuore dalle gabbie in cui talora è imprigionato, per poter arrivare a quello degli altri.

Tuttavia, a mio modesto avviso, non è un testo facile: non perchè sia pesante od ostico nel linguaggio, anzi, da questo punto di vista la scrittura scorre via piacevole, accattivante e non priva di qualche tocco d'ironia.  
Ma - e qui l'autore ha fatto pienamente centro! - il contenuto interroga, parla chiaro, arriva al sodo senza fare sconti smascherando la verità che talora si cela dietro le apparenze di certi rapporti umani, e non lo si può leggere senza sentirsi coinvolti in un lavoro di introspezione talora piuttosto impegnativo.
Bisogna aggiungere però che il libro è suddiviso in capitoletti tutto sommato indipendenti l'uno dall'altro, ragion per cui lo si può prendere - diciamo così - a piccole dosi o addirittura aprire a caso, sicuri di trovare argomenti ben delineati e conclusi.

E' quello che ho fatto anch'io, giorni fa, ritrovando per l'ennesima volta - a pag. 171 - il capitolo intitolato "Ti appartengo".  
L'autore vi affronta sotto svariate angolature il discorso sul senso di appartenenza, quel magma di emozioni che ci fa "sentire a casa" con determinate persone, in un certo ambiente o gruppo, ma che può risvegliarsi anche attraverso immagini, profumi, sapori capaci di ricondurci a un particolare vissuto di felicità.  
Vi sono riportate esperienze ampie insieme a piccoli ma non trascurabili dettagli, come i ricordi dello stesso autore per il quale il filo delle appartenenze, sempre carico di affetti, passa anche attraverso la frittata con le patate della nonna e la mitica caponata siciliana.
Il testo poi suggerisce alcune domande sull'argomento e anch'io mi sono messa alla prova. Così - oltre alle tante persone che mi hanno segnato e che porto nel cuore - riflettendo più a fondo, ancora una volta ho scoperto di appartenere ai luoghi.

Capita a tutti di avere con essi un rapporto che li fa profondamente nostri tanto che talora ci parlano e in essi riusciamo a rileggerci.
Per questo, sento di appartenere alla mia città di origine che mi fa respirare a pieni polmoni ogni volta che vi ritorno: dal viale alberato che dalla stazione si apre verso i giardini, al silenzio quasi claustrale del cortile del mio liceo, alla pietra romanica delle chiese, fino a tanti angoli più appartati e disseminati di ricordi perchè sono i sassi che mi conoscono e in mezzo ai quali sono cresciuta.
Tuttavia, mi ritrovo anche nella dolcezza delle colline toscane della Val d'Orcia con le quali - in realtà - non ho avuto particolari legami e che pure sento misteriosamente mie, quasi vi fossi vissuta in un passato lontano. 
Luoghi legati forse a immagini viste da bambini quando - prima d'imparare a leggere - sui libri si guardavano le figure; paesaggi che alla fantasia infantile parevano fiabeschi, impressi nel cuore d'allora. E ritrovarli oggi sveglia sintonie che hanno radici antiche.

Ma appartengo anche al silenzio intatto del mio paesetto di montagna e insieme alla confusione tumultuosa della stazione centrale di Milano della quale ho parlato tempo fa proprio su questo blog. 
Sono tanti gli anni in cui - dai tempi dell'università ad oggi - mi sono trovata a passarci, ed entrare in essa significa ritrovare ogni volta squarci della mia vita ancora vivi di emozioni, come mi calassi in un ventre materno o fossi acqua nell'alveo del suo fiume di origine, come se il passato vivesse dentro il presente, registrato in una sorta di nastro magnetico che ci avvolge.

E poi certo.....c'è la musica, luogo dell'anima per eccellenza, che sa rivelare noi a noi stessi!
Allora oggi, proprio in sintonia con l'invito che Bruno Pernice rivolge al lettore attraverso il titolo del suo libro, ho scelto un brano che - appunto - apre e riempie il cuore in maniera straordinaria
Si tratta del famosissimo "Intermezzo" della "Cavalleria rusticana" di Pietro Mascagni (1863 - 1945), un pezzo di freschezza cantabile nel quale il compositore è riuscito a riprodurre in note la luminosità del mattino di Pasqua in cui è ambientata la vicenda.
Dopo la delicatissima introduzione che ci conduce in un clima di struggente intimità, la melodia esordisce con una grande apertura orchestrale, come quando, dopo le prime luci del giorno, esplodono i raggi del sole.  
Ma se all'inizio il brano ci appare sostanzialmente descrittivo - sentite l'oboe che per due volte riproduce forse il canto di un uccello lontano? - poi parla direttamente all'anima.
E la musica si allarga e ancora si allarga a colmare il cuore, simile a un'onda sempre più ampia nella quale immergersi e a una piena di emozioni che trabocca....

Buon ascolto!

 

6 commenti:

egle eglissima ha detto...

Amo moltissimo questo pezzo di Mascagni che è veramente in sintonia con il senso di appartenenza che tu descrivi così bene riferendoti al senso di appartenenza ad alcuni luoghi. In psicoterapia si parla di senso di appartenenza riferendosi al senso di appartenenza al gruppo, considerato un bisogno primario, ma perché non anche a luoghi o cose? Per me è il pianoforte a regalarmi il senso di appartenenza. E' il compagno della mia vita, una sorta di oggetto transizionale che non mi ha lasciato mai. E il destino mi ha fatto incontrare pianoforti ovunque: dall'hotel al mare, al retro di un bar, dalla sala di un ospedale a una cappella, dalla sala della scuola di York al pub dell'albergo di Edimburgo. E, a modo mio, li ho suonati tutti. A Edimburgo, come in ogni luogo pubblico, mi sono accertata che non ci fosse nessuno e cominciai a suonare. Nel giro di poco tempo la sala era piena di gente che chiedeva canzoni italiane. I simpatici scozzesi ricambiarono con canti e danze e misero una brocca piena di danaro sopra il pianoforte. Obbligatorio accettare, fa parte delle tradizioni. Così ringraziai, versai il contenuto della brocca sul banco del bar e offersi da bere a tutti. Questa è appartenenza ad un ricordo bello. Spero di non avervi annoiato.
Grazie per questo spazio, Annamaria cara. Ora vedo se riesco a postare per la seconda volta queste parole.
Un abbraccio da egle.

Stefano ha detto...

Non ho letto il libro di Bruno Pernice, ma
penso che sia interessante!
Mi è piaciuto molto, invece, l'Intermezzo della Cavalleria Rusticana
di Mascagni. E' meraviglioso!!! Il brano l'ho risentito diverse volte.
Brava Annamaria! Un abbraccio.

Stefyp. ha detto...

Cara Annamaria i brani che proponi sono sempre affascinanti. Questa melodia per esempio, trabocca di intensità e trasporto, quel suo crescendo che cattura dolcemente, delicatamente, pare a tratti muoversi in punta di piedi. Mi hai regalato un momento intenso e talmente piacevole che starei ad ascoltarlo per ore. Grazie buona settimana a te, un abbraccio Stefania

Annamaria ha detto...

Bellissima ed entusiasmante l'esperienza che hai raccontato, cara Egle! Va ad integrare il discorso sulle appartenenze. Grazie di questa tua condivisione così appassionata nel segno della musica!!!
Ti abbraccio!!!

Annamaria ha detto...

Sì, Stefano, il libro è interessante e molto ampio! Qui nel mio post ho parlato solo di alcuni aspetti che mi premevano, ma è un testo veramente ricco di argomenti.
Quanto alla musica....non finiresti mai di risentirla!
Grazie e un abbraccio!!!

Annamaria ha detto...

E' meraviglioso questo Intermezzo, cara Stefania, e davvero trabocca di sentimenti, amozioni, affetti...apre il cuore, tanto che non ci si stanca mai di ascoltarlo e riascoltarlo.
Grazie, buona settimana a te e un abbraccio!!!