sabato 12 marzo 2016

"La morte e la fanciulla"

A. Hering: "La morte e la fanciulla"
Da cosa nasce cosa, lo sappiamo. 
E il post della volta scorsa, nel condurmi alla ricerca di brani costruiti sulla ripetizione della stessa nota, mi ha portato - tra gli altri - ad un pezzo decisamente incantevole. 
Si tratta del famosissimo quanto suggestivo Lied di Franz Schubert (1797 - 1828) intitolato "La morte e la fanciulla", scritto dal compositore viennese nel 1817.

L'argomento affonda le radici nell'antichità e attraversa i secoli. Svariati artisti, nel tempo, ne hanno fatto il soggetto di opere d'arte figurativa, di romanzi, racconti, rappresentazioni teatrali e - per venire più vicini a noi - di film a cominciare da quello, celebre quanto inquietante, di Roman Polanski.

Ma torniamo alla musica.
Schubert fa suo questo tema - peraltro molto caro ai Romantici - mettendo in note nel lied i versi del poeta Matthias Claudius il quale immagina il dialogo tra una fanciulla e la morte che viene a portarla via con sè. Ne deriva una sorta di marcia funebre lenta e tuttavia dolcissima, costruita su di una melodia che il compositore - successivamente - riprenderà ampliandola nel secondo movimento, "Andante con moto", del "Quartetto per archi in re minore n.14 D 810" che, per il suo riferimento al lied, porta lo stesso titolo.

E' stato proprio questo secondo brano ad affascinarmi, soprattutto nell'interpretazione ricca di raffinato splendore del "Quartetto d'Archi della Scala" che oggi vi propongo qui.
Si tratta di un pezzo di rara leggiadrìa, costituito da una melodia dalla struttura musicale molto semplice. Ma ad essa seguono cinque variazioni che - ora lentamente e con struggente malinconia, ora con più accesa drammaticità - vanno ad esplorarne ogni possibilità espressiva e ad essa ritornano dopo averne scandagliato con infinita dolcezza le innumerevoli sfumature. 

Tutti i temi con variazioni, nella loro capacità di approfondire lo spunto musicale di partenza e di sviscerarne i vari aspetti ritmici o melodici, sono fonte di grande fascino. Pensiamo al famoso secondo movimento del "Kaiserquartett" di Haydn che in passato mi è occorso più volte di citare, o alla "Gavotta con variazioni in la minore" di Rameau, oltre ad altre composizioni ancora più famose di Bach, Mozart e via dicendo.
Per questo, nonostante l'aria di Schubert sia pervasa da una grande mestizia, il brano ci resta nell'anima, avvolgendoci progressivamente in una rete di emozioni sempre più intense. Procede infatti da un ritmo lento ad un altro più incalzante, talora meravigliosamente sottolineato dai pizzicati del violoncello e dal suo dialogo con i registri più acuti del violino.
Vi si alternano passaggi concitati e in alcuni punti addirittura dissonanti ad altri più intimi e meditativi, tesi ad esprimere ora la ribellione della fanciulla al suo destino, ora l'invito dolcissimo della morte ad abbandonarsi al suo abbraccio.

Ma ascoltando l'esposizione del tema in apertura del brano, non può non tornare alla mente il famosissimo "Allegretto" della "Settima sinfonia" che Ludwig van Beethoven (1770 - 1827) aveva composto circa dodici anni prima, e del resto non è raro trovare in Schubert riferimenti alle musiche del suo grande e già affermato contemporaneo.  
La somiglianza tra i due brani sta soprattutto nella scansione ritmica della parte iniziale - in termini di metrica classica, un dattilo e uno spondeo - mentre il loro sviluppo procede poi diversamente e il clima musicale in cui c'introducono è differente.
L'Andante con moto di Schubert si articola infatti in un tema con variazioni ben precise e chiaramente individuabili all'interno delle quali il ritmo cambia.  L'Allegretto di Beethoven invece si snoda in una sorta di crescendo nel quale il tema si sovrappone quattro volte sempre sulla base della stessa cellula ritmica, cominciando da viole, violoncelli e contrabbassi, e arricchendo progressivamente la veste strumentale fino a comprendere tutta l'orchestra.
Detto questo, resta comunque interessante il richiamo tra le due composizioni, segno anche della capacità di Schubert di assimilare la cultura musicale contemporanea rivisitandola con il proprio stile e la propria sensibilità.

Insieme alla clip video con l'esecuzione dell' Andante con moto, trovate anche quella dell' Allegretto di Beethoven che, a dire il vero, avevo già pubblicato in un vecchio post. Ma mi piace riproporvelo qui di seguito, nella gioia di condividere con voi due assoluti capolavori.

Buon ascolto!



14 commenti:

Ambra ha detto...

Interessante il confronto fra i due grandi. Vero, c'è in Schubert il richiamo al suo contemporaneo, tuttavia trovo che si si discosti molto dalla profondità ossessiva di Beethoven, mantenendo un proprio stile modulato da una diversa sensibilità musicale.

amicusplato ha detto...

Ho un debole per Schubert, per cui riascoltare questo stupendo quartetto è qualcosa che mi fa fremere di emozione :-)

Certamente l'eco delle opere di Beethoven è in varie composizioni di Schubert (sappiamo quanta ammirazione questi avesse per il genio di Bonn). L'inizio dei due brani ha in effetti qualche somiglianza. Ma il prosieguo, come hai sottolineato, è certamente molto diverso.

Vorrei approfittare del bellissimo post per dire una parola su Schubert. Molti lo riducono alla celebre Ave Maria, alla Serenata, e poco più. Schubert, piccolo e debole nel fisico, morto a 31 anni, è un gigante della musica. E finché non riusciamo ad apprezzare le sue composizioni, non sappiamo cos'è il vero Romanticismo.

Grazie perciò, carissima Annamaria, di averlo postato e commentato con dovizie di opportuni riferimenti :-)

Un grande abbraccio :-)








egle eglissima ha detto...

Bellissimo questo tuo raffronto tra due composizioni di Schubert e di Beethoven. Due grandi. A me più nota e amata quella di Beethoven, ma mi riprometto di approfondire di più la conoscenza di questo e simili pezzi di Schubert, che amo e conosco solo nei suoi aspetti più noti.
Grazie Annamaria e complimenti per la profondità e il sapere con cui hai affrontato questo fantastico argomento.
Buona domenica.
Un abbraccio.
egle

Annamaria ha detto...

Infatti è così, cara Ambra! Come osservavo alla fine del post, Schubert rivisita Beethoven con la propria sensibilità e ne deriva poi un brano dal clima differente. Non la ripetizione - come hai giustamente detto - "ossessiva" del tema, ma variazioni di un più spiccato romanticismo. Ed è sempre bello vedere come lo stesso spunto ritmico venga poi elaborato diversamente.
Grazie e buona domenica!!!

Annamaria ha detto...

Pensa, Antonio, che avevo sentito questo splendido quartetto anni fa in un concerto, ma per quanto l'ensemble l'avesse eseguito con maestria, non mi aveva colpito più di tanto e mi era rimasta solo una sensazione di profonda tristezza. Riascoltarlo nei giorni scorsi invece è stata tutt'altra cosa....è un brano che letteralmente innamora!!!
E hai ragione, Schubert non si può limitare ai suoi pezzi più popolari ed è davvero un gigante della musica romantica.
Grazie e un abbraccio!!!

Annamaria ha detto...

Certo, cara Egle, l'Allegretto della Settima di Beethoven è più conosciuto e affascina subito e - come scrivevo qui sopra ad Amicusplato - il brano di Schubert non mi ha preso al primo ascolto, ma poi sono stata letteralmente irretita dal suo incanto.
Grazie a te di essere qui e un abbraccio grande!!!

Gianna Ferri ha detto...

Leggo e imparo, cara Annamaria.

Buona domenica !

Annamaria ha detto...

Cara la mia Gianna....ma buona domenica a te, grazie e un grande abbraccio!!!

Luigi ha detto...

Cara Annamaria: io sono da sempre innamorato di questo brano della "settima" e trovo che la versione classica abbia una solennità grandiosa, struggente e drammatica al contempo; la versione di Schubert intende attenuare i toni drammatici, stemperando gli accenti solenni, ma secondo me ne perde in forza e potenza musicale!!!
Grazie delle tue proposte sempre interessanti

Annamaria ha detto...

Caro Luigi, sono brani che non possono non innamorare...Concordo con te: la "Settima" è solenne, drammatica, grandiosa, mentre la composizione di Schubert, nonostante alcune variazioni vivaci, ha toni più intimi. Hai ragione quando dici che in Schubert la portenza musicale è minore, ma occorre anche considerare che quella di Beethoven è una sinfonia e l'altro brano un quartetto e di conseguenza l'organico strumentale è molto diverso.
Grazie del tuo commento e buon pomeriggio!!!

Elle ha detto...

Ora capisco il significato di titoli come "Variazione per" o "Variazione del"... Io comunque le variazioni non le ho sentite: mi sono risvegliata solo quando la musica è finita :) Ora ascolto Beethoven, vediamo se noto qualcosa.

Annamaria ha detto...

Cara Elle, in Schubert le variazioni ci sono e sono cinque. Riprendono il tema esposto all'inizio in modo sempre più elaborato e talora acceso. Forse non te ne sei accorta perché....la musica ha avuto su di te un effetto soporifero. Nel brano di Beethoven non ci sono variazioni, ma come scrivevo, un crescendo e la somiglianza tra i due pezzi è solo nella parte iniziale, soprattutto nel ritmo.
Grazie di essere passata qui e a presto!!!

Stefyp. ha detto...

Struggente e malinconico il brano di Schubert,decisamente più appassionante della solennità di Beethoven, se ne riconosce il richiamo, ma trovo anch'io che si differenzi per l'andamento più vario e il suo progredire più vivace. Concordo con te sulla scelta, Schubert è un vero incanto. Grazie Annamaria per queste due proposte a confronto, è stato bellissimo lasciarsi trasportare dalle loro melodie. Un abbraccio, Stefania

Annamaria ha detto...

Grazie a te, cara Stefania, di aver condiviso il post sulla tua pagina di google+ e di esserti appassionata all'ascolto così profondamente. Sono felice che questi brani - a cominciare da Schubert - ti abbiano affascinato con le loro melodie.
Un abbraccio e buon fine settimama!!!