giovedì 6 agosto 2015

Dal treno....

Ancora una volta è un articolo dal "Corriere della Sera" quello che desidero condividere qui oggi, tanto le osservazioni e gli spunti di riflessione che esso fornisce mi sono parsi veri e interessanti.

Si tratta di un vecchio scritto di Luca Goldoni, ricomparso sul quotidiano dello scorso 26 luglio a pag. 31 e oggetto di un particolare ricordo da parte dell'autore in quanto, all'epoca della sua pubblicazione - circa a metà degli anni Ottanta - per esso aveva ricevuto gli elogi di Oriana Fallaci.
Intitolato "La prospettiva dal finestrino del treno", l'articolo parla del fatto che persone e immagini consuete, viste talora da una prospettiva insolita come quella di un viaggiatore dal treno, possono rivelare aspetti inusitati apparendo straordinarie, nuove e suscitando altrettanto nuove emozioni.
A me che amo viaggiare e contemplare la vita che scorre da quel particolare osservatorio che è il finestrino di un treno, lo scritto ha subito destato interesse e, anche se Goldoni parla di un'esperienza in fondo comune a tutti, mi pare tuttavia che ne colga aspetti persino poetici nella loro semplicità.
Ne riporto qualche stralcio:

"La mia nipotina Elisabetta mi confida che tornando in treno alla sua città, ha visto a un passaggio a livello suo padre fermo con la macchina. Quante volte l'ha visto arrivare a casa in auto e la cosa non l'ha colpita....Perché "dal treno" ha provato quella sorpresa e quella insolita tenerezza?
Rifletto e concludo che anche a me capita a volte, quando il treno costeggia la periferia della città, di incollarmi al finestrino per individuare tra quel mare di tetti casa mia. Cerco i punti di riferimento, quel campanile, quella quinta di pioppi. Ed eccola spuntare per qualche attimo: non più l'immagine banale che intravvedo distrattamente quando rincaso, ma un'apparizione quasi emozionante."

E ancora :

"....se scopro la mia arcinota casa da una visuale nuova e imprevista, la inquadro in uno spazio che posso afferrare col pensiero perché non ci sono dentro e allora mi emoziono come se vedessi la mia vita dal di fuori."

Ecco: mi affascina questo vedere dall'esterno la propria vita o quella degli altri come può accadere solo in quei momenti che Goldoni definisce poi "attimi abbaglianti di conoscenza universale". Vi si coglie infatti una dimensione che libera la nostra esistenza dalla gabbia dell'abitudine e ce la ridona nuova e fresca, attraverso una carica di sentimenti forse dimenticata, quasi per un attimo la vedessimo non come l'abbiamo fissata nel nostro immaginario, ma nella sua misteriosa essenza. E forse l'emozione nasce anche dallo scoprirsi, con una sorta di pudore, sul palcoscenico della vita.

Il viaggio ci dà infatti sulla realtà che ci scorre accanto un punto di vista esterno che cambia il nostro modo di essere e di guardare, e la visione che ne deriva carica talora d'inusitata dolcezza - o talaltra di sgomento - il paesaggio naturale e umano sotto i nostri occhi.
È la scoperta della nostalgia o dell'affetto con cui si cerca il proprio paese o la propria casa, è un guardare all'esistenza non più distrattamente, ma scandagliandone con attenzione i particolari. E mi vengono in mente tanti riferimenti....persino la Lucia manzoniana che - ovviamente non dal treno, ma dalla barca - cerca nel buio il suo paesello, la sua casa fino alla finestra della sua camera.
Ma è osservare anche altro: il profilo dell'orizzonte, i campi o il tramonto, persone in attesa davanti a un passaggio a livello, intente a discorrere o affannate nel traffico cittadino o - a sera - dietro le finestre illuminate delle case. E dietro ogni finestra una storia.

Ma se la visuale da un treno in corsa ci restituisce inevitabilmente anche il senso della precarietà del presente, la percezione che "tutto scorre" e del suo esistere possiamo cogliere solo frammenti qua e là, è tuttavia altrettanto vero che il punto di vista distaccato e mutevole ci rivela squarci di verità insospettate sugli altri ma anche su noi stessi.
Sono talora impressioni folgoranti e fuggevoli, gesti un attimo colti e subito perduti come stralci di un discorso incompleto, di vicende delle quali il finale resta affidato alla nostra fantasia.
E senza andare a formulare ipotesi oscure come in quell'avvincente racconto di Buzzati che è "Qualcosa era successo", incentrato proprio su ciò che un viaggiatore scorge dal finestrino di un treno, possiamo pensare invece che tutto ciò che vediamo anche di corsa vada poi a inserirsi nella nostra vita sostanziandola di segreta ricchezza.
In effetti, la prospettiva di Luca Goldoni non si carica dell'ansia cupa del viaggiatore di Buzzati, ma ci conduce in un clima di tranquilla familiarità che ci consente di recuperare in noi forse anche uno sguardo d'amore.

Lo so, mi sono lasciata prendere dal discorso, ho divagato un po' e sono andata forse al di là di ciò che nell'articolo s'intendeva significare. Ma il bello di uno scritto è anche la sua capacità di suscitare riflessioni e riferimenti, magari a ruota libera....
Così, alla profondità del testo di Luca Goldoni e a queste mie considerazioni un po' vaghe, mi piace associare un brano di Chopin, autore sempre ricco di sfumature d'anima le cui note sanno mirabilmente tradurre anche le emozioni più intime e riposte.
Si tratta del "Notturno in Si maggiore op.9 n.3" qui eseguito da Arthur Rubinstein, che ci guida attraverso una melodia dolcissima e varia, capace di scandagliare i sentimenti più segreti, sia nella prima parte pacata e serena che in quella centrale più drammaticamente accesa e agitata.
Una musica che possiamo sentir risuonare in noi - colonna sonora del nostro viaggio - mentre accompagna le intermittenze del cuore suggerendo al nostro sguardo una tenerezza nuova: per gli altri, per le cose e insieme per noi stessi.

Buon ascolto!

 

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Belle cose Annamaria.
Buona vita.
Marina e Franci

Annamaria ha detto...

Grazie di cuore, Marina e Franci, di essere passati di qui e della vostra condivisione!
Buona musica e buona serata!!!

egle eglissima ha detto...

Sai, Annamaria cara, quando prendevo il lentissimo treno che mi portava a Milano all'università, il viaggio ricordava certi libri inglesi sui viaggi che i nobili facevano per completare la loro cultura. E pensavo che avrei potuto scrivere delle storie ispirandomi ai vari personaggi che incontravo sul treno. Poi non l'ho più fatto perché il mio lavoro mi ha fatto incontrare tante persone e le loro storie che sono finite su un libro diverso.
Bellissimo e sempre intonato il notturno di Chopin, che ci regali e che amo tantissimo.
Grazie davvero.
Un abbraccio.
egle

Annamaria ha detto...

Davvero, cara Egle, i treni sono fonte d'ispirazione per tante cose, se ne potrebbe proprio scrivere, e ci regalano prospettive e visuali nuove.
Sì, Chopin è meraviglioso!
Grazie! Ti abbraccio!!!

Nella Crosiglia ha detto...

Vero Annamaria mia, le prospettive anche più comuni cambiano a seconda da dove le vogliamo fare partire.
Pensiamo di essere in mare e vedere la nostra città, o i tetti conosciuti delle nostre case o quelle dei vicini, o le piazze o le barche ormeggiate, tutto prende un'altra forma un 'altra dimensione , tutto cambia e siamo lieti, quando possiamo staccare le nostre cose dalle altre e riconoscerle.
Anche l'aereo, quel finestrino che dall'alto ci spazia così tanto da farci vedere solo puntini quasi sconosciuti e poi li rincorriamo e ci troviamo strade note , alberi persino e piazze....Quanto la prospettiva cambia la nostra percezione sensoriale , se poi è anche accompagnata da una buona musica , tutto diventa fiabesco...
Ti stritolo come sempre adorabile!

Annamaria ha detto...

Grazie, NELLA carissima, di questo tuo commento che arricchisce tutto il discorso. Vero: sono molteplici le prospettive che ci offre un viaggio,compresa quella dall'aereo che cambia le dimensioni, le proporzioni e talora ci offre visioni fiabesche. Ricordo circa un anno fa,di ritorno dalla Russia, avevamo viaggiato di notte e per tutto il viaggio avevamo visto nitidamente le luci dei paesi sottostanti: un presepio!!!
Grazie, abbracci da tritolo e buona giornata!!!

Chiara ha detto...

Poesia.

Annamaria ha detto...

Grazie, Chiara, e buon onomastico anche da qui!!!!!