lunedì 13 luglio 2015

Aria fresca

Leggo sul "Corriere della Sera" di giovedì scorso che - nell'ambito della rassegna "Milano Arte Musica" - nella basilica di Santa Maria della Passione si è tenuto un concerto del famosissimo e prestigioso "Westminster Abbey Choir", coro di voci bianche dell'Abbazia di Westminster, antica istituzione musicale come del resto molte altre, a cominciare dal "King's College Choir" di Cambridge e dal "Thomanerchor" di Lipsia.

Non è la prima volta che il coro londinese - trenta ragazzi dai sei ai sedici anni circa, più dodici adulti - si esibisce nel capoluogo lombardo e penso che la possibilità di ascoltare una formazione musicale di tale eccellenza artistica sia stata per i milanesi una boccata di aria fresca in questa torrida estate.
Mi hanno colpito infatti - riportate nel breve articolo di presentazione di Enrico Parola - le parole del direttore Martin Baker che afferma tra l'altro:

"L'eccellenza di questo coro è data dal lavoro che svolge: ogni giorno, a parte il mercoledì, i coristi provano alle 8,10 e alle 16,30, prima e dopo la scuola, cantano la messa e i vespri. Per questo i tanti concerti e le tournée internazionali sono solamente la punta dell'iceberg della loro attività; la dimensione non è quella dello spettacolo, ma dell'educazione al bello e al servizio. Per questo, il sentimento che prevale nei ragazzi che lo compongono, non è di esaltazione, ma di familiarità e umiltà."

M'illumina un itinerario educativo che persegue valori come la bellezza, il servizio e l'umiltà, soprattutto in considerazione del fatto che, data la concretezza dell'impegno quotidiano richiesto ai giovanissimi coristi, non si tratta solo di parole. 
Penso a come debbano crescere interiormente robusti questi piccoli e al tempo stesso grandi artigiani del canto, in un'esperienza comune - del resto - a quanti in ogni parte del mondo si trovano a vivere, fin dalla giovane età, l'impegno e la straordinaria avventura di far parte di un coro.
Ha infatti una portata educativa immensa la disciplina del canto corale perchè, consentendo ai piccoli di rivestire un ruolo preciso all'interno di un grande organismo al servizio degli altri, regala loro la consapevolezza luminosa di essere portatori di Bellezza, insieme a uno sguardo positivo su se stessi e sull'infinito mondo delle note.
Certamente, ciò accade anche nell'ambito di un complesso o di un'orchestra giovanile, ma forse l'esperienza del canto si può rivelare ancora più coinvolgente in quanto mette in gioco il più semplice gesto vitale di ciascuno di noi: il fiato, il respiro, la voce.

Ascoltiamo allora i giovanissimi del "Westminster Abbey Choir" nell'esecuzione di un famoso brano di Georg Friedrich Haendel (1685 - 1759): "Zadok the Priest - Coronation Anthem n.1 HWV 258".  
Si tratta del primo dei quattro inni composti dall'autore per l'incoronazione di Giorgio II di Gran Bretagna nel 1727 e ancora oggi eseguito ad ogni incoronazione di sovrano britannico.
Il testo, che rimaneggia alcuni versetti biblici tratti dal I Libro dei Re, fa riferimento all'unzione di Salomone da parte del sacerdote Zadok.
Dopo la parte introduttiva, un esplosivo crescendo corale ci apre alla grandiosità del pezzo: solenne e sontuoso nelle sue parti, perfettamente adatto ad una cerimonia come un'incoronazione che somma in sè aspetti religiosi, celebrativi e insieme teatrali.
Brano conosciutissimo non solo per il suo splendore, ma anche perchè il suo tema - e guarda un po' dove troviamo la musica di Haendel! - è divenuto l'inno della UEFA Champions League.

Buon ascolto!

4 commenti:

egle eglissima ha detto...

Grandissima musica di Haendel eseguita dal coro fantastico di Westminster Abbey.
Grazie, Annamaria cara, di avermi portato con le note nella mia amata Londra.
Un abbraccio.
egle

Annamaria ha detto...

Grazie a te di essere qui, cara Egle! Sì, musica e coristi che ci portano a Londra e rinfrescano l'anima!
Abbraccioni!!!

Nella Crosiglia ha detto...

E io ti faccio una domanda a bruciapelo adorabile Annamaria mia..
Sarebbe possible in Italia una cosa del genere? I ragazzi perderebbero il loro tempo in severe prove di canto, dove non si scherza ma si impara veramente oltre che a cantare a capire cosa vuol dire " disciplina".
Non sono esterofila , ma ho vissuto molto all'estero e questo purtroppo lo devo notare.
La nostra fantasia, il nostro pressapochismo è lampante in certe cose. Concludo che sono fiera di essere italiana e ho sempre difeso , a volte a torto, le critiche che ci vengono fatte quando vai in altri paesi non per vacanza ma per lavoro( escludo con generosità gli Usa)
Speriamo che queste sane abitudini prendano campo anche da noi. Sono scettica, ma voglio crederci!
Abbraccio stritoloso!

Annamaria ha detto...

Per quello che ne so, cara NELLA, esistono ottime corali anche in Italia alcune delle quali con sezioni di voci bianche. Tuttavia, nei paesi anglosassoni la tradizione dello studio della musica e del canto è più antica e radicata. Esistono scuole, collegi dove la musica è inserita nel piano di studi in modo più intenso che da noi dove, solo di recente, si stanno diffondendo istituti ad indirizzo musicale.
Inoltre all'estero, in passato, prima ancora che a scuola far musica era una tradizione di famiglia e la passione veniva trasmessa per così dire col dna.
Ricordo molti anni fa, ero a Salisburgo, una mattina d'estate. Per strada vedevo gruppetti di adolescenti in bicicletta, ciascuno col suo strumento nella custodia, dirigersi verso il Duomo. Quando ci sono arrivata anch'io, ho scoperto che quei ragazzi erano lì per suonare e cantare nientemeno che la "Mariazellermesse" di Haydn. Ti assicuro, indimenticabile!!!!
Speriamo, carissima NELLA, speriamo!!!