lunedì 12 gennaio 2015

Il rumore dell'erba che cresce

Provo qualche disagio, in queste giornate che hanno insanguinato il mondo con violenza inaudita da un continente all'altro, dai terribili fatti di Parigi all'altrettanto orrenda strage in Nigeria, provo disagio - dicevo - a scrivere in questo mio angoletto musicale dal titolo che, al contrario, parla di gioia ricordandoci quanto la musica possa consentirci di entrare in sintonia con essa.

Eppure, riflettendo più a fondo, mi rendo conto che - ora più che mai - ancorarsi saldamente a tutto ciò che, come la musica, può condurci alla Bellezza e all'universo di splendore che essa porta con sè, è irrinunciabile. 
La Bellezza salverà dunque il mondo, come affermava Dostoevskij?
Sì, se non ci si limita a una fruizione puramente esteriore, ma si tenta di cogliere anche nel piccolo frammento, il richiamo a un senso più grande, il bagliore di un Tutto. Affidarsi ad essa, infatti, non è rifugiarsi in uno spazio di evasione o nascondersi dietro uno schermo - come scrivevo giorni fa - ma cercare umilmente di scoprirne il volto, anche nel quotidiano.

Allora, ci salverà forse tentare di ascoltare il rumore dell'erba che cresce, come usava dire la mamma di una mia carissima amica.
Ricordo la sua rasserenante accoglienza, le confidenze sul divanetto di un indimenticabile salotto di casa o sulle poltroncine di vimini in veranda - secondo la stagione - mentre il suo affetto smussava gli angoli della mia giovinezza e m'insegnava lo spessore dell'ascolto e del silenzio. Un tempo che mi porto in cuore e risplende ancora a una vita di distanza, come tutti gli incontri e le esperienze che ci formano.

Così mi chiedo: che cos'è per me oggi il rumore dell'erba che cresce
Penso sia la positività, spesso sommessa e discreta, di tante piccole grandi cose che costituiscono quella ricchezza quotidiana che ci sostiene in una dimensione di reciprocità. E' la vita nostra e degli altri - talora vicini, ma a volte anche lontani o sconosciuti - che al suo passaggio lascia segni di cui, se vogliamo, possiamo nutrirci.
E', ad esempio, la significativa testimonianza - riapparsa in questi giorni sul web - del musulmano Hicham Ben'Mbarek, profondamente grato e felice, dopo un trapianto, di portare in petto un cuore italiano e cristiano.
Sono le parole della giovanissima amica blogger che, alla fine di un anno difficile, sostenuta da una speranza tenace parla delle proprie ferite come "solchi da seminare con qualcosa di buono quando verrà il momento".
E' la volontà di quanti non smettono di mettersi in gioco e anche in piena età adulta mantengono intatta la voglia d'imparare, magari a suonare uno strumento musicale come sta accadendo a una mia grande amica.
E' la mia gioia di condividere musica, qui con voi...
E' il desiderio di vita che tutti ci attraversa e smuove come un fuoco da tenere acceso, e si traduce in piccoli grandi eventi da non perdere di vista, semi che fecondano un prato nella speranza che ne nasca un tappeto di fiori, una convivenza amica, con noi stessi e con gli altri.

Ma anche la musica c'insegna l'arte del silenzio e dell'ascolto, e ci conduce ad affinare l'udito come per avvertire l'impercettibile suono dell'erba che cresce.
Così, oggi desidero proporvi un brano di Bach di particolare delicatezza: il "Larghetto" dal "Concerto n.4 in La maggiore BWV 1055", composizione forse basata su di un perduto concerto per oboe e che qui trovate nella trascrizione per pianoforte e orchestra d'archi.
Il pezzo si apre con un esordio piuttosto sostenuto che si stempera poi, all'attacco del solista, in una pacata melodia.
Affascinante - come spesso accade nelle interpretazioni bachiane - l'intreccio tra dolcezza e rigore che il pianista Murray Perahia mette splendidamente in rilievo. E trovo che la morbidezza del pianoforte - che talora contrasta con l'organico orchestrale barocco al quale di norma si addice meglio il clavicembalo - qui si integri bene con gli altri strumenti.
Basta ascoltare la levità del solista a 1,45 dall'inizio, per cogliere tutta la delicatezza sognante del brano e lasciarsene avvolgere: note intime, sussurrate come parole sommesse che si aprono poi a un'aria più nettamente ritmata, e si snodano in costante dialogo con gli archi a riempirci il cuore con il loro incanto.

Buon ascolto!

 

15 commenti:

Ambra ha detto...

Non so se la Bellezza salverà il mondo, ma so che essa c'è, fianco a fianco con la Bruttura e il tuo post è meravigliosamente capace di espanderla, la Bellezza, come si espandono dal video le note della musica di Bach. Applaudo al tuo post proprio perché esce in questo momento.

Annamaria ha detto...

Sì, Ambra, certe cose vanno ricordate proprio in questo momento. Grazie di aver capito a fondo, come sempre del resto!
Buona giornata!

egle eglissima ha detto...

Grandioso questo pezzo di Bach, che hai postato. Difficile per me trovare composizioni di questo autore (che metto ai vertici della musica) che non siano comunicazioni di Bellezza, Spiritualità, Metafisica. Quello che ci vuole ora per accarezzarci il cuore dopo tante ferite.
Ti strappo un sorriso. Il detto che io conosco dice più o meno così: "fa più rumore un albero che cade che l'erba che cresce". Come dire che a volte ci soffermiamo su cose piccole senza vedere o ascoltare la grandiosità di milioni di fili d'erba che crescono. Spero che questo sia l'augurio per i cuori delle persone buone, che siano sempre di più impedendo agli alberi di cadere o di essere abbattuti.
Un abbraccio.
egle

Annamaria ha detto...

Incantevole davvero, Egle, questo pezzo di Bach! E queste note sanno proprio "accarezzarci il cuore dopo tante ferite".
Conosco il detto che citi: significa anche che l'evento negativo si fa notare di più rispetto ad altri fatti positivi che magari non vediamo. Del resto, basta leggere le normali cronache.
Ti abbraccio anch'io!!!

Gus Omar O. ha detto...

Quale Bellezza salverà il mondo? L'Idiota di Dostoevskij è un difficile enigma.
Ciao Annamaria.


P.S.
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Chiara ha detto...

Splendido. Veramente.

Annamaria ha detto...

Ciao Gus, e grazie delle precisazioni.
E' vero, il discorso ne "L'idiota" è di difficile interpretazione. Ma che la Bellezza possa salvare il mondo - e quale - resta un'interessante provocazione soprattutto oggi.
A questo proposito, una risposta a mio avviso splendida è contenuta nella "Lettera agli artisti" scritta da Giovanni Paolo II nel 1999.
Grazie!!!

Annamaria ha detto...

Grazie, Chiara, questo Bach è un incanto assoluto!!!!!!
Bacioni!

Anonimo ha detto...

Annamaria hai una capacità di scrivere accattivante, incantevole, profonda,mi ci ritrovo.
Si, La Bellezza salverà dunque il mondo, come affermava Dostoevskij
Sì, se non ci si limita a una fruizione puramente esteriore, ma si tenta di cogliere anche nel piccolo frammento, il richiamo a un senso più grande, il bagliore di un Tutto. cercare umilmente di scoprirne il volto, anche nel quotidiano.
La Bellezza, il sacro è uno spazio di grazia, non una minaccia, ciò che definisce l’uomo
È ciò in cui crede.

grazie
luisa

Anonimo ha detto...

Riporto quanto disse Papa Benedetto a proposito di musica:
"Vi è una misteriosa e profonda parentela tra musica e speranza, tra canto e vita
eterna: non per nulla la tradizione cristiana raffigura gli spiriti beati nell'atto di
cantare in coro, rapiti ed estasiati dalla bellezza di Dio. Ma l'autentica arte, come la
preghiera, non ci estranea dalla realtà di ogni giorno, bensì ci rimanda ad essa per
"irrigarla" e farla germogliare, perché rechi frutti di bene e di pace". Benedetto XVI
grazie luisa

Anonimo ha detto...

B Il suono dell'erba che cresce lo odo nelle tue parole e nelle musiche che ci proponi. La forza della musica come dice Allevi nel tuo blog'Giacinti d'inverno' ci fa guardare oltre e ci fa intravedere quella bellezza che crea nostalgia e rimanda ad un Tutto più grande che racchiude il bene, la bellezza e la pace in senso assoluto. Siamo fatti per l'infinito!
Grazie cara Annamaria, un forte abbraccio

Rosi

Nella Crosiglia ha detto...

Bach è semplicemente divino e si sente sempre con infinita partecipazione..
Sono molto " nera" per vari motivi in questo periodo, e purtroppo non riesco a sentire il rumore dell'erba che cresce..
Speriamo riesca ancora a vederla e assaporarne la crescita
Ti strapazzo adorabile

Annamaria ha detto...

Grazie di cuore a te, Luisa, di questa tua intensa condivisione!!!
Sì, il sacro - come scrivi - è uno spazio di grazia.
Molto bella anche la citazione di Benedetto XVI che ha scritto diversi articoli sulla musica. Significativo il legame che stabilisce tra musica e speranza, così come il fatto che la vera arte non ci estranea dalla vita di ogni giorno, ma la irriga e la fa germogliare.
Davvero splendido.
Ancora grazie!!!

Annamaria ha detto...

Benvenuta qui, carissima Rosi!!!
Grazie della tua lettura e del tuo ascolto così attento e profondo!
Sì, siamo fatto per l'infinito e la musica ce ne rende consapevoli aiutandoci a "vedere oltre".
Ti abbraccio forte anch'io con tutto il cuore!

Annamaria ha detto...

Cara la mia NELLA....prima di tutto ti abbraccio! Ma poi ti dico che - anche se in questo periodo nero non te ne accorgi - in realtà tu sai vedere e sentire praterie intere che crescono rigogliose! Basta leggere il tuo blog e la vita che ci fai respirare nei tuoi post.
Bacioni!!!