giovedì 3 luglio 2014

"Il linguaggio dei fiori e delle cose mute"

Sappiamo tutti che è stata l'arte dell'ultimo secolo - con la sua pluralità di movimenti d'avanguardia e con la nascita del design - a regalarci l'essenzialità  delle forme e a farcene cogliere la semplicità, dopo periodi in cui la ricchezza delle decorazioni era prerogativa irrinunciabile di uno stile.
E' stato infatti il Novecento - insieme a tante proposte innovative - a darci uno sguardo nuovo e talora rivoluzionario per osservare figure umane, oggetti, architetture o paesaggi, con un linguaggio che spesso ne sottolinea la sintesi e il nitore delle forme, semplicemente.

Tuttavia, sbaglieremmo a pensare che in passato tale essenzialità non fosse ricercata: basti ricordare la struttura di un tempio greco o di una pieve romanica, solo per fare qualche esempio. 
Ed è interessante scoprire che esiste una sorta di filo rosso che collega diversi artisti del Novecento a periodi lontani proprio per la ricerca di sintesi espressiva. Possiamo così ricondurre Carrà e Rosai in pittura - o Manzù e Martini per la scultura - addirittura fino a Giotto, passando attraverso Masaccio, e le citazioni potrebbero continuare.

Se vogliamo poi parlare di nature morte, anche in questo caso è possibile ritrovare significative corrispondenze tra presente e passato, annodando fili che suggeriscono riferimenti di sorprendente modernità.
Insieme a quadri seicenteschi ridondanti di fiori e frutta, pesci e carni, calici e brocche, cristalli, ceramiche, libri o strumenti musicali, troviamo infatti alcuni dipinti di una semplicità esemplare. 
Quello che mi sembra esprimere meglio tale carattere e che desidero presentare qui oggi è un olio su tela di Francisco de Zurbaràn (1598 - 1664) : "Tazza d'acqua e una rosa", conservato alla National Gallery di Londra.

Si tratta di una delle nature morte forse più rappresentative del Seicento spagnolo, splendida opera di un pittore che si è invece prevalentemente dedicato a soggetti religiosi. Il quadro ritrae pochi semplici elementi su di uno sfondo scuro: una tazza di ceramica chiara colma d'acqua sopra un piatto argenteo, sul bordo del quale è lievemente appoggiata una rosa. 
Un insieme riprodotto dall'artista anche altrove, sia pure con qualche differenza, e che qui - come hanno ipotizzato alcuni critici - probabilmente è solo la parte centrale di una composizione originariamente più ampia.

Ma al di là della storia del quadro e del significato simbolico degli elementi rappresentati, quasi certamente riferiti alla Vergine - l'acqua segno di purezza, il fiore riferito a Maria "rosa mistica" - è invece su alcuni aspetti formali che mi vorrei soffermare.

E' l'essenzialità della rappresentazione che mi affascina, insieme alla scelta dei colori e alla grande raffinatezza dell'insieme che fa di quest'opera un dipinto di rara eleganza che non finirei mai di contemplare.
Raffinatezza - dicevo - evidente nella bellissima rosa dal colore sfumato e nel meraviglioso, vago riflesso sul bordo liscio e lucido del vassoio.
Natura morta, certo, ed è ben vero infatti che la rosa dai petali già aperti e recisa dalla pianta ci riconduce alla "vanitas", alla percezione di una bellezza destinata ad appassire e a quel senso di caducità di cui l'arte barocca è ricca di esempi. 
Tuttavia, la composizione non affollata di oggetti, il loro nitore, i contrasti di tinte e la semplicità delle forme prive di alcuna decorazione ci regalano una creazione straordinariamente moderna.

Si osservino per esempio le linee essenziali della tazza, i toni chiari contro il fondo scuro, e il particolare dell'acqua che la riempie fin quasi all'orlo lasciandone scoperto il bordo, dove la maestria dell'artista ci regala sfumati, riflessi di luce e variazioni tinta su tinta. Delicatissimo poi il gioco di cerchi che rimanda a quelli più grandi del piatto sottostante.

Sono particolari che, certo, a un pittore del Seicento non sfuggivano, e da Caravaggio in poi molti dipinti di questo genere sono ricchi di raffinatissimi dettagli. Tuttavia, qui la purezza di linee degli oggetti è tale che non mi meraviglierei se avesse ispirato uno dei più significativi artisti del Novecento come Giorgio Morandi, in alcune delle sue splendide nature morte. 
Così pure - e so di fare un'affermazione un po' azzardata - la semplicità dello sfondo totalmente spoglio, costituito solo da due fasce scure di toni diversi, mi sembra precorrere il tempo e avviarsi a quella sensibilità coloristica che - tre secoli più tardi - porterà all'espressionismo astratto di Rotko.

Uno sguardo, quello di Zurbaràn, che vede quindi oggetti tradizionali in modo nuovo, in una rappresentazione che esprime molto più di ciò che appare e ci ricorda quel "linguaggio dei fiori e delle cose mute" di cui parlava Baudelaire.

Così, allo splendore di questo dipinto mi piace associare un brano di Bach altrettanto famoso che, nella lentezza ritmata del suo andamento, sembra favorire uno sguardo di contemplazione sulle immagini.
Si tratta dello splendido "Largo" dal "Concerto n.5 in fa minore per clavicembalo e archi BWV 1056", pezzo derivante da un perduto brano per oboe e inserito anche nella Sinfonia della Cantata BVW 156. L'intero concerto, inoltre, è stato oggetto di varie trascrizioni per diversi strumenti solisti tra cui il violino o - come in questo caso - il pianoforte.
Nel "Largo", il ritmo dei pizzicati accompagna la melodia con grande rigore e semplicità e ci regala un respiro di pace simile a quello che sembra emanare dallo splendore senza tempo del dipinto.

Buon ascolto!

14 commenti:

Mondod'Arte di S.Pia ha detto...

Carissima Annamaria,
come sempre nei tuoi scritti si intravede tanta artisticità.
Sei stata esaustiva riguardo a quest'artista del barocco spagnolo e come te, apprezzo moltissimo le sue nature morte.
Ornato è la materia dei miei studi artistici, dove la rappresentazione dal vivo di queste composizioni era la norma...quanti ricordi...
Sembra sia stato paragonato al Caravaggio a causa delle sue illuminazioni, ma io trovo che siano assolutamente diversi. Qualcun'altro dice che si potrebbe trattare di avanguardia dei suoi tempi, questo lo trovo molto possibile.
Questo quadro è splendido nella sua semplicità più vera, non lo vedevo da taaaanto tempo. Grazie per avermelo fatto ricordare.
Il pezzo musicale non l'ho ancora ascoltato, ora lo farò.
È inutile dirti che sarà un'altra bellissima esperienza musicale, grazie ancora ed un'abbraccio.

Annamaria ha detto...

Grazie Pia!!!
Si capisce bene che hai fatto studi artistici dalla disinvoltura con cui ti muovi nei tuoi post su vari artisti e opere.
Per quanto riguarda Zurbaràn, mi pare che anche Salvator Dalì abbia letto nei suoi dipinti una straordinaria modernità.
In ogni caso, quest'olio su tela è assolutamente delizioso.
E sentirai Bach....
Un abbraccione!!!

amicusplato ha detto...

Molto raffinato il commento al quadro di Zurbaràn, con osservazioni veramente acute ;-)

E molto appropriato il sublime Largo di Bach, con la perfetta esecuzione di Gould.

Complimenti, Annamaria :-)

Annamaria ha detto...

Hai ragione, Antonio, sublime quel "Largo" di Bach! E ti dirò che ho impiegato parecchio tempo a sceglierne l'interpretazione tra le tante offerte dal web: dal clavicembalo di Trevor Pinnock - meravigliosa anche quella - a diverse altre. Poi sono tornata al pianoforte e a Gould.
Mille grazie per il tuo apprezzamento e un grande abbraccio!

Anonimo ha detto...

L'essenzialità dei dipinti che presenti si sposa con la medesima caratteristica del bellissimo pezzo di Bach. E nonostante l'epoca tutto sembra così moderno, attuale, minimalista.
Grazie, Annamaria!
Un abbraccio.
egle

Annamaria ha detto...

Verissimo, Egle: "nonostante l'epoca, tutto sembra così moderno": dal ritmo delle note di Bach alle linee essenziali di Zurbaràn.
Grazie a te di essere passata di qui e un abbraccio!!!

cosbetti ha detto...

Avevo bisogno di qualcosa di bello che mi aiutasse a sciogliere una certa tensione emotiva avuta nella giornata..ho pensato a uno dei tuoi post. Sorpresa e gioia alla lettura e all'ascolto. Mi sorprendo sempre quando vedo tanta bellezza, e mi accorgo che il mio viso si atteggia al sorriso. Questi momenti sono tempo veramente vissuto. Grazie per la tua ricchezza interiore che ti guida la penna e lo sguardo e ti conduce a queste scelte. Costanza

Annamaria ha detto...

Cara Costanza, grazie di cuore del tuo commento. Mi da`gioia perche` lo scopo di questo blog e` proprio regalare qualche momento di distensione e ricarica a chi passa di qui. Ma il merito e` della musica e delle immagini!
Un grande abbraccio!!!

Ambra ha detto...

E' vero, Annamaria quanto dici. Dalla melodia e dal dipinto sale un "respiro di pace" che penetra nella mente e nel cuore.

Annamaria ha detto...

Proprio così, Ambra! Il "Largo" di Bach con quel suo ritmo così naturale, simile quasi al respiro, ci lascia una pace che si fonde bene con le immagini del dipinto di una bellezza senza tempo.
Grazie e buona giornata!!!

lui ha detto...

ciao..interessante la tua analisi ..hai scelto un quadro interessante e moderno .... il pezzo musicale è sempre bello...ciao..luigina

Annamaria ha detto...

Dici bene, Luigina! "Il pezzo musicale è sempre bello": Bach infatti, in qualunque contesto lo si collochi, ci regala la sua grandezza.
E quella natura morta è un incanto.....
Grazie!!!

Nella Crosiglia ha detto...

Come sempre musica e immagini si intersecano in una maniera sublime.
Confesso la mia ignoranza non conoscevo questo pittore che mi piace moltissimo, oltrechè per il suo valore per la sua estrema modernità..
Bravissimo , ma è dire poco, la scelta dei colori, la nitidezza delle forme, una piccola foto dipinta..
Straordinario e ..grazie a te, meravigliosa creatura!

Annamaria ha detto...

Grazie del tuo commento, NELLA! Zurbaràn è un artista che ha dipinto in genere soggetti religiosi, ma anche alcune nature morte che sono dei veri capolavori. Questa è straordinaria: basti osservare, oltre a tutto il resto, la scelta dei colori di estrema finezza.
Grazie della tua condivisione, carissima amica, e un abbraccio di buona serata!