sabato 11 gennaio 2014

Attendere

Leggo su "Sette" - allegato del "Corriere della Sera" di ieri - un articolo di Roberto Cotroneo che, come per il passato, all'interno della rubrica "Blowin' in The Web" analizza le conseguenze dell'uso della rete sulla nostra vita individuandone aspetti negativi o contraddizioni.
Mi è capitato di dirlo anche altrove: non ho mai demonizzato la realtà virtuale perchè, sulla base della mia piccola esperienza, ritengo che - al di là dei tanti suoi limiti - consenta comunque uno spazio di verità e di concretezza ai rapporti che vi si instaurano. 
Tuttavia, non posso non essere d'accordo con Cotroneo quando afferma, tra l'altro, che uno dei danni provocati dalla comunicazione via web - tramite posta elettronica, social network e tutti quei mezzi che ci consentono contatti più veloci - è l'averci resi incapaci di attendere.
Se infatti è indubbiamente un vantaggio la possibilità di comunicare con altri in tempo reale, non lo è altrettanto l'abitudine a pretendere ormai riscontri immediati al punto che, talora, il ritardo della risposta a una mail o a un qualunque commento è fonte d'impazienza se non addirittura d'inquietudine.
Viviamo l'attesa quasi fosse un tempo insensato e non invece uno spazio naturale con una sua ragion d'essere, come l'aria o il respiro tra un evento e l'altro. Scrive a questo proposito Cotroneo:

"...il tempo dell'attesa è un tempo importante perchè genera altri spazi, pensieri, induce ai cambiamenti, corre con il mondo."

E ancora:

 "L'attesa è libertà ed è rispetto. L'attesa non è un vuoto incolmabile, un segnale di disattenzione o d'indifferenza, ma è una passeggiata lunga e silenziosa che rimette a posto i tasselli di quanto hai scritto, e che ti permette di immaginare che risposta potrai ricevere, e in che modo." 

Sì, attendere è proprio lasciare spazio a noi stessi e agli altri, porre una distanza che spesso, lungi dall'allontanare o dal creare un vuoto, si riempie di uno spessore inusitato. E' lo spessore del silenzio, del trattenere dentro di noi parole e sentimenti per assaporarne il senso, avvertirne il fremito o talora anche per lasciarli decantare quel tanto necessario. Farli vivere, insomma, aprendo il campo all'immaginazione e alla fantasia, sia pure con i loro margini sfrangiati di timore e desiderio, d'incertezza e di sogno.

Per carità, un messaggio importante che giunge tempestivo ci riempie giustamente di sollievo e si carica del colore della gioia; ma il tempo dell'attesa prolunga la speranza e si arricchisce di tutti i colori dell'arcobaleno.
E' infatti il tempo della nostra interiorità, più simile a quello della natura che dà fiori e frutti alla sua stagione e non prima, se non è forzata dall'uomo.  
Ma è anche un tempo col quale oggi tanti ritmi esterni non sono più in sintonia nè in sincronia. 

Tuttavia credo che, ancora una volta, la salvezza o comunque la possibilità di limitare i danni di questa situazione stia nell'arte. Essa, infatti, in ogni sua forma, proprio per il tipo di fruizione che richiede e che va a toccarci nel profondo, può rivitalizzare il cuore restituendogli una più ricca capacità di comunicazione.
In particolare, la musica o il canto o la danza, costruiti come sono su regole e strutture ben precise, sono essenziali per cogliere il valore dell'ascolto e della giusta distanza che deve intercorrere tra i suoni, le parole o i gesti perchè possano dialogare. Ci offrono infatti un'educazione all'attesa, una comprensione del fondamentale ruolo che in questo campo - ma non solo! - rivestono intervalli, pause e silenzi. E ci sollecitano a rispettare ritmi e tempi, a percepire lo splendore di ogni singola nota o di un attacco orchestrale al momento opportuno cogliendone la sostanziale armonia, che è poi quella della vita intera.

Per questo, oggi ho scelto un brano di Tchaikovsky che, col suo uniforme ritmo di "barcarola", ci riporta a un respiro più lento e a un'apertura meditativa.
Si tratta di "Giugno", tratto da "Le stagioni op.37", raccolta di 12 pezzi per pianoforte dedicati ai mesi dell'anno. 
Il brano - lo so, anacronistico in pieno gennaio! - è in realtà uno dei più pacati e forse anche uno dei più eseguiti dell'intera op.37. 
Tra l'altro, è stato inserito da Fabrizio De André - e mi piace ricordarlo proprio oggi, nel quindicesimo anniversario della sua morte - nell'album  "Le nuvole" dove lo si ritrova due volte come intermezzo, in particolare alla fine di "Ottocento" e prima de "La domenica delle salme".
E' un Tchaikovsky dolce e malinconico che - se si esclude la parentesi più animata e vivace della parte centrale - ci conduce in un'atmosfera di profonda quiete: un "Andante cantabile" da gustare senza alcuna fretta, ma abbandonandosi al suo calmo respiro di pace.

Buon ascolto!

8 commenti:

Ambra ha detto...

Non sono del tutto convinta di quanto sostiene Cotroneo. Intanto bisognerebbe fare dei distinguo, vale a dire riferire l'attesa al suo contesto. Se si attendono i risultati di un esame a seguito di sospetto tumore, non potrà essere "una passeggiata lunga e silenziosa".
L'incapacità di attendere dipende dalla notizia che ci aspettiamo piuttosto che dallo strumento che ce la farà avere.
Ma tornando alle comunicazioni via web, dal momento che caratteristica essenziale dei nuovi mezzi è appunto la rapidità stessa della comunicazione, una risposta ritardata non è consona al mezzo che si utilizza ed è inevitabile che generi ansia o preoccupazione oppure ancora che venga vissuta come disattenzione.
Ma questo non vuol dire che non si possa godere immensamente della dolcissima musica di Tchaikowsky, ma la mente deve essere libera di accoglierla.

Gus O. Orsini ha detto...

Annamaria, bisogna vigilare sugli effetti anestetizzanti della tecnologia.
Ciao.

Annamaria ha detto...

Certo, Ambra, è vero! Occorre far dei distinguo e valutare il contesto e il tipo di comunicazione. A questo riguardo riconosco che Cotroneo è generico. Tuttavia, a un certo punto fa riferimento alle nuove generazioni cresciute sui social e trovo che i rischi da cui mette in guardia siano reali. E mi ha colpito forse perchè - anche se NON faccio parte delle nuove generazioni - a volte ritrovo certi difetti e certa impazienza anche in me...
Grazie e buona domenica!!!

Annamaria ha detto...

Sì, Gus, proprio perchè sono effetti anestetizzanti non è sempre facile rendersene conto.
Grazie!!!

Anonimo ha detto...

Attendere: uno spazio che uno psicoterapeuta potrebbe definire ANSIA. L'ansia è quello che c'è tra l'ora e il poi. Ma noi dobbiamo giustamente vivere il qui ed ora, che comporta anche degli spazi, dei momenti di silenzio. Immaginiamo la Barcarola di Tchaikowsky con tutte le note suonate insieme nello stesso momento. Siamo sicuri che vogliamo quello?
Sono gli spazi che ci fanno apprezzare le cose belle della vita. Con Cotroneo non sono d'accordo. Forse proietta sulla società un'ansia sua che dovrebbe curarsi.
Un abbraccio, cara Annamaria.
egle

Annamaria ha detto...

Grazie Egle! Come dici: "Sono gli spazi che ci fanno apprezzare le cose belle della vita".
Un abbraccio!

Anonimo ha detto...

"Nel mese di Maria che pare il più bello noi abbiamo sistemato il Venerdì Tredici e la Gran Domenica dei Cammelli il giorno della morte di Luigi XVI l'Anno terribile l'Ora del Pastore e cinque minuti di sosta per ristoro..." (J.Prévert)

da egle

Annamaria ha detto...

Grazie Egle del tuo Prévert!
"Nous avons tout mélangé..."