lunedì 25 marzo 2013

Marzo : leggiadre prospettive di luce.

La ricorrenza dell'Annunciazione che nel calendario liturgico cade proprio oggi, m'induce a proporre qui un dipinto che porto nel cuore da tempo e che non smette mai di affascinarmi.
Si tratta dell' "Annunciazione" di Ambrogio da Fossano detto il Bergognone (1453 - 1523), conservata nella Chiesa dell'Incoronata a Lodi insieme ad altre tre tavole dello stesso autore : Visitazione, Adorazione dei Magi, Presentazione al Tempio.

Sto parlando di veri e propri gioielli del Rinascimento, e mi riferisco sia al dipinto che alla chiesa in cui esso si trova: quella dell'Incoronata a Lodi, infatti, è davvero una cornice degna e sontuosa per una tavola di altrettanto pregio e grande magnificenza come questa "Annunciazione". 

Tuttavia non è semplicemente il suo carattere di preziosità l'aspetto che me l'ha fatta amare.
Come infatti talora accade, ciò che ci attira in determinate opere d'arte non è sempre e soltanto la loro rispondenza a determinati canoni di bellezza e di splendore, ma è quel quid che le avvicina al nostro cuore rendendocele familiari, ora per la serenità, ora per il dramma, ora per una particolare atmosfera, per il taglio di un'inquadratura o per qualche aspetto di vita quotidiana che ci coinvolge e ci parla.

Qui il dipinto, sia sul piano dell'impostazione prospettica che degli elementi descrittivi, si colloca nel fiore di un Rinascimento già ricco di suggestioni leonardesche, ma soprattutto bramantesche. Se infatti il delicato profilo dell'Angelo può ricordare in qualche modo Leonardo, l'ambientazione spaziale e il soffitto a cassettoni richiamano il Bramante. Ma troviamo un'aderenza ai canoni artistici dell'epoca anche in altri dati.

Leggiamo infatti pacatezza e soavità, ordine ed equilibrio nelle due figure protagoniste della scena e nei loro gesti misurati: dalla mano dell'Angelo a quella di Maria, dagli sguardi assorti al silenzio tutto interiore della Vergine. E insieme a questo, una grande raffinatezza descrittiva evidente in una miriade di particolari: dalle bordure dei panneggi al pavimento marmoreo, dal delicatissimo giglio agli arredi della stanza, dai lacunari
intarsiati del soffitto alla luce dello Spirito Santo che rifulge sopra Maria.

Un'opera ricca di splendore, insomma, tuttavia non molto lontana da altre annunciazioni cinquecentesche altrettanto sontuose e leggiadre.
Dove sta allora il tocco originale di questa tavola che me la fa amare ogni volta che la osservo? 
In che consiste quel fascino segreto che ai miei occhi la riempie di particolare incanto?

E' nella prospettiva che si apre al centro del dipinto e che - sulla linea disegnata dai riquadri del pavimento - conduce il nostro sguardo fuori, all'aria aperta, nelle tranquilla luminosità forse di un mattino e nella sequenza di quattro successivi piani: un loggiato, un cortile, poi un arco da cui intravvediamo ancora un giardinetto e un muricciolo affacciato sul cielo.

Uno spazio sempre più aperto, suggestivo e meravigliosamente sereno, adornato da un pavone e un alberello che sopravanza il muro; luminoso e vero come quello scorcio di casa e i due uccellini appollaiati sotto l'arco del loggiato. 
Sembra di respirare l'atmosfera di quelle corti che sopravvivono ancora oggi in certe dimore padronali, nel centro storico delle nostre città di provincia dove, dietro severi portoni, si aprono cortiletti o giardini, prospettive silenziose e signorili, spazi luminosi e assorti in cui luce ed ombra si fondono in riposante tranquillità.

E' l'influsso della pittura di paesaggio lombarda che certo il Bergognone ha assorbito nella sua concretezza, restituendola con tocchi di eleganza e insieme di semplicità, solenni e tuttavia familiari.
Ma al tempo stesso è la grandezza di un evento come l'Annunciazione che l'artista ha raccontato situandolo nel tempo di ogni giorno. 
Trascendenza e quotidianità sono fusi in una serie di simboli e di rimandi tra interno ed esterno: il pavone ricorda infatti la vita eterna verso la quale Maria - con il suo all'Angelo - è proprio la porta; ma quella porta stessa che svela uno scorcio di cortile, ci regala anche il senso della quotidiana concretezza in cui s'inquadra e vive l'evento soprannaturale.
Un mistero che non si compie nello spazio indefinito di un fondo oro, ma nel "qui e adesso" di ogni giorno, di un mattino di luce discreta, in una prospettiva progressivamente più luminosa.

E a commento di quest'immagine, uno splendido brano di un autore contemporaneo: Marco Frisina, classe 1954, compositore di musica sacra, di famosi canti liturgici e - tra l'altro - Maestro Direttore della Pontificia Cappella Musicale Lateranense.
Il pezzo intitolato "Et incarnatus est" - tratto dal recente e omonimo cd (2012) - ci conduce in un'atmosfera di soavissimo spessore che, a mio avviso, si può ben accordare con la pacatezza del dipinto del Bergognone: c'è infatti in entrambe le composizioni una leggiadria che annulla la distanza di tempo tra loro, regalandoci spazi di profonda e assorta meditazione. 

Belle anche le immagini della clip video per le quali ringrazio chi l'ha resa disponibile su youtube.  
Buona visione e buon ascolto!

8 commenti:

Giulio ha detto...

Non mi aspettavo proprio la scelta di Frisina, compositore che, lo ammetto, non mi entusiasma granché, seppure alcune opere siano veramente degne di nota. Ad essere sincero, quando ho iniziato a leggere il post pregustavo un brano di Bach, magari tratto da una delle "Cantate".
Tra parentesi, l'ho conosciuto, Frisina, qualche anno fa'. E' venuto nella mia città per un convegno sulla musica sacra e sull'accompagnamento liturgico in particolare, al quale ero stato invitato. Gli serviva un pianoforte durante il convegno per illustrare meglio alcuni esempi e, poiché il Seminario che ospitava l'evento non è riuscito a reperirne uno in tempo utile, è andata a finire che gli ho "prestato" il mio per una sera.

Annamaria ha detto...

Giulio, ma sai che anch'io non pensavo di scegliere Frisina? Perchè in tante altre cose non entusiasma neppure me. E condivido l'idea che un pezzo di Bach invece ci sarebbe stato benissimo.
Ma quando ho trovato questo brano, credimi, sono rimasta davvero incantata dalla sua soavità.
Mi perdoni???...
Buona Pasqua!!!

Stefania ha detto...

che meraviglia questo post. Me lo sono gustato e riletto. complimenti per l'approfondimento. Ti aspetto da me.

Annamaria ha detto...

Benvenuta qui Stefania, e grazie!!!
Complimenti anche per il tuo blog ricco di interessanti letture.
Ho fatto un giro veloce, ma tornerò di sicuro con la calma e l'attenzione che merita!!!

THE HAPPY LIFE OF MY PETS ha detto...

come sempre, sei una fonte preziosa di perle di saggezza!!
Grazie Annmaria

Annamaria ha detto...

Grazie, amico dei gatti...ma sei troppo buono! Sono musica e immagini a suggerirmi qualche osservazione, così come anche tu sei ispirato dal comportamento dei tuoi amici a 4 zampe.
Buon pomeriggio!

nella ha detto...

Annamaria , nessuno come te sa rendere così bene un'opera d'arte unita alla giusta musica che ne completa in modo affascinante l'atmofera...
Ciò che descrivi ci sta tutto, dalla compostezza della Vergine e dell'angelo, quasi una pacata sottomissione di un volere così alto, alla colomba che pare sorvolare il tutto con la gioia di ciò che dona, alla realtà dell'esterno che ci parla di una vita normale pervasa dal soprannaturale.
Sublime!

Annamaria ha detto...

NELLA, è proprio quell'apertura all'esterno che, nel dipinto, mi ha incantato e fortunatamente, sono riuscita ad ingrandire!
E'la concretezza della quotidianità in cui si compie il mistero che mi è parsa meravigliosa...
Grazie!
Ti abbraccio forte!