martedì 9 ottobre 2012

Incanto di una voce

Siete stati mai affascinati dalla voce di una persona mentre parla? 
Sì, proprio la voce : non lo sguardo o le mani, il viso o i gesti.
Solo la voce che, con la sua inflessione, il tono, il timbro, il colore, è subito musica e sa narrarci tante cose. 

Vellutata o roca, piena o sottile, carezzevole o tagliente, essa racconta di noi come una melodia che si dipana rivelando desideri, ansie, tristezza, allegria, tradendo la minima incertezza o il più piccolo turbamento, o incrinandosi nella profondità della commozione.

Quante cose capiremmo di noi e degli altri se qualche volta potessimo riascoltarci al di là delle parole e la nostra voce potesse essere registrata e tradotta in note! I discorsi diventerebbero spartiti musicali: arie, adagi, fughe, minuetti o rondò a esprimere quell'impulso segreto che ci anima a monte del linguaggio verbale, quel palpito che dà significato e pienezza al nostro dire.
Sarebbe un modo di conoscerci un po' inusitato, ma fecondo di chissà quali scoperte!...

Voce però è anche quella degli strumenti musicali che ci regalano suoni variegati e diversi, ciascuno col suo timbro e la sua peculiarità: dalla dolcezza melodiosa dell'arpa alla potenza degli ottoni, dall'intensità ariosa degli archi  fino alla luminosa morbidezza del pianoforte. Per non parlare poi dell'organo che somma tutti i suoi registri in una complessità sonora quasi orchestrale.

E tra queste diverse voci, oggi mi piace soffermarmi su quella del violino che - acuta, sottile, struggente o impetuosa - sa sempre addentrarsi in noi con particolare intensità andando letteralmente a toccare le corde più segrete del nostro cuore. 
Quello che propongo all'ascolto è un brano di Camille Saint-Saens (1835 - 1921), compositore, pianista e organista francese di grande creatività, ma famoso presso il grande pubblico soprattutto per la "Danza macabra" e "Il carnevale degli animali".
Tuttavia non è da queste opere che ho preso spunto per il pezzo di oggi, bensì dal suo "Concerto per violino e orchestra in si minore n.3 op.61" di cui ascoltiamo il secondo movimento "Andantino quasi allegretto".

Il brano - qui nella bellissima interpretazione di Zino Francescatti - ci conduce subito in un'atmosfera di profonda suggestione, a cominciare dalle prime battute del tema iniziale che ricordano un po' "Il Cigno", forse la composizione in assoluto più conosciuta del musicista francese. 
Si sviluppa poi un vero e proprio dialogo tra il solista e i vari strumenti che riprendono la melodia ampliandone l'aura di tono ancora romantico e reinterpretandola con grande dolcezza.
Segue una parte centrale più movimentata mentre, verso la fine, l'aria iniziale viene ripresa prima dall'orchestra e poi dal violino con accenti ancor più toccanti: delicatissima voce che ci parla con incanto e intensità.

Buon ascolto!

6 commenti:

lui ha detto...

ciao..musica di velluto..
bellissima
ciao..luigina

Annamaria ha detto...

Davvero, Luigina, è proprio musica di velluto!
Grazie di questa bella espressione!!!
A presto!

ombresenzalucesenzaombre ha detto...

La musica rinfranca l'animo , questo pezzo ariso ma ricercato e sostenuto dauna nota base popolare è quello che ci vuole per essere meno cervellotici

Annamaria ha detto...

Sì, Luca, è un brano riposante questo, che induce ad abbandonarsi lasciandosi trasportare dall'incanto della musica.
Grazie!

Anonimo ha detto...

Per me il suono è qualcosa di magico e guai se non è gradevole. Mi riferisco anche alla voce umana di qualcuno che parla. Ricordo un uomo bellissimo e affascinante che possedeva una voce nasale che mi faceva allontanare da lui.
E allora benvenuta musica dolce come quella di un violino o morbida come quella di un flauto o sfaccettata come i colori di un arcobaleno sulla tastiera di un pianoforte.
Grazie per Saint-Sant, che trovo sempre un incantatore.
Un abbraccio.
egle

Annamaria ha detto...

Grazie Egle, e un abbraccio di buon pomeriggio nel gioioso incanto della musica!