lunedì 5 dicembre 2011

"Downtown"

Mi capita spesso di andare a Milano e usare il metrò, quindi trovarmi nei sotterranei di una grande città in mezzo a una folla cosmopolita non è per me cosa nuova.
Ma l'esperienza della metropolitana di Parigi, dove sono stata recentemente, è diversa e mi ha lasciato dentro un' intensa emozione.

Il metrò di Parigi è Milano moltiplicata per dieci : un dedalo di linee, chilometri di corridoi, scale e ancora scale, gallerie tappezzate di piastrelle bianche dall'aria piuttosto datata; alcune stazioni - quelle del centro - più signorili ed eleganti, altre stile liberty, altre ancora maleodoranti e squallide o semplicemente vecchie.
Ma è soprattutto l'umanità che colpisce: varia, colorata, cosmopolita più ancora che da noi.
E' il mondo e lì mi sono sentita al centro del mondo con un coinvolgimento viscerale, un senso di sgomento e insieme di attrazione: proiettata fuori di me eppure a casa mia, nonostante fossi lontana da casa.

Certo, hai un tuo luogo di origine e radici tue, ma ci sono situazioni in cui gli orizzonti si perdono o si fanno infiniti.
Esistono momenti in cui - sciolti i legami - sei tu e basta, tu col tuo cuore e il tuo sguardo mentre ti scopri protagonista di un'affascinante solitudine, quella della tua anima davanti alla vita.
Percepirlo è magìa perchè proprio la vita vibra intorno a te in quell'umanità brulicante e sconosciuta ma che - come te - soffre e ama, gioisce e si affanna.

Questa esperienza così forte mi ha restituito - incisiva e nitidissima - l'atmosfera di un brano di musica che amo profondamente e che, a mio avviso, interpreta in pieno tali sensazioni: "Downtown" dal cd "Joy" (2006) di Giovanni Allevi.
Come ha affermato infatti il compositore stesso in alcune presentazioni del pezzo, "Downtown" è la "fotografia musicale" del mondo, di quell'umanità "dispersa e gettata nell'esistenza" di cui anche lui si sente parte.

Ma il brano è per me ancor più significativo perchè l'emozione che mi regala s'innesta in qualche modo sul mio passato, riconducendomi addirittura all'infanzia.
Quand'ero piccola e mio papà ogni tanto mi portava alla stazione a vedere i treni, ero sempre profondamente impressionata dalla folla di gente che risaliva dal sottopassaggio, tornando a casa dalla grande città dopo una giornata di lavoro. Nella mia fantasia di bambina, mi pareva che vivere consistesse proprio in quello, nell'essere parte di una trama più ampia, di un orizzonte più vasto della mia piccola esistenza, e ho sempre desiderato di trovarmi anch'io nel cuore di quella folla in movimento.

Quando poi ho iniziato a viaggiare davvero, c'erano giorni in cui da Milano dove frequentavo l'università, tornavo alla mia città di provincia ch'era già sera.
Allora non era più solo la stazione piena di gente a suggestionarmi, ma l'intera metropoli che mi circondava nel suo afflato di vita vicino e lontano, familiare e pure sconosciuto.
Il treno delle otto, attraversando nel buio la periferia da Lambrate a Rogoredo, mi consentiva di vedere le luci nelle case, intuire la storie che vi si svolgevano, immaginare le persone con i loro sogni e in qualche modo respirare con loro.

"Downtown" mi riporta a quelle sere, nella sua vena di ritmo che scorre sotterranea e ininterrotta, pronta a emergere impetuosa nei passaggi rock e a sfumare subito dopo, con ineffabile dolcezza, in toni morbidi e sommessi. Colonna sonora dei mille volti di una metropoli, ma anche di sorprendenti viaggi dell'anima.

Buon ascolto!

13 commenti:

Anonimo ha detto...

Carissima Annamaria,
le tue parole mi colpiscono sempre ma, quelle di oggi, lo fanno ancor di più: sei riuscita perfettamente a rendere l'idea di quella misteriosa sensazione di distacco e insieme di vicinanza, di repulsione e insieme di attrazione che si prova trovandosi di fronte e nel mezzo all'umanità "gettata e dispersa nell'esistenza". Ti ringrazio per ciò che hai detto e per aver scelto il bellissimo brano di Giovanni: tutto ciò è un balsamo per l'anima!!!
Ti abbraccio forte, Martha

Annamaria ha detto...

Grazie Martha!!!
Quella che ho descritto è una delle sensazioni più forti che mi ha lasciato Parigi e non potevano essere che le splendide note di "Downtown" a commentarla.
Ti abbraccio forte anch'io!!!

LaFlautista ha detto...

Annamaria, mi avevi anticipato questo post e devo dire che come al solito sei andata oltre le mie aspettative. Mi piace come hai descritto la metropolitana, il riemergere dai sotterranei... un'osservazione attenta, riflessioni che non lasciano nulla al caso, l'umanità che ti scivola in parte... sì, mi piace molto. Grazie mille e... bacini!
PS: vai a rileggere, nel caso ti interessasse, "L'umanità davanti a me" di agosto.

LaFlautista ha detto...

Pensavo... forse questo fatto di sentirsi da un lato legati alle proprie radici, dall'altro parte di un 'umanità in movimento è una caratteristica dei luoghi di passaggio: stazioni, aereoporti, fermate della metro, sono posti in cui nulla può durare troppo, neanche, anzi, soprattutto gli incontri.

Palmy ha detto...

Le tue riflessioni mi sono molto congeniali: anche per me la metropolitana di Parigi è un luogo non luogo molto particolare... sentirsi parte di un flusso proveniente da secoli di storia e di stratificazioni... di umanità varia e ugualmente intensamente reale...

Annamaria ha detto...

Chiara carissima, certo che ho riletto il tuo post! Ma lì,come ti scrivevo una volta, dietro l'apparente minimalismo fiorisce la poesia!

Sì hai ragione, le sensazioni che ho provato sono legate un po' a tutti i luoghi di passaggio che ti comunicano quel senso di provvisorietà che dicevi.
In quel metrò ho percepito di essere nel cuore della vita...e la vita è appunto transitoria.

Abbraccioni e grazie!!!

Annamaria ha detto...

Grazie della tua condivisione, Palmy!
Sì, la metropolitana di Parigi è un "non luogo" particolare dove percepisci di essere cittadina del mondo.
Un abbraccio!!!

Ambra ha detto...

Cara Annamaria,
hai descritto benissimo con parole ricercate la sensazione che ho provato spesso in genere in mezzo alla folla, di sentirmi parte dell'umanità, una sensazione così forte da spersonalizzarmi per lasciarmi come un tutt'uno con l'umanità che è venuta prima e quella che verrà dopo di me. Una sensazione splendida e insieme dolorosa.
E si, quanto alla metropolitana di Milano, niente a che vedere con quella di Parigi.

Anonimo ha detto...

Ti dicevo (ora riprovo a scrivere perchè il mio commento non è stato pubblicato; sono una frana), ti dicevo che mi è molto piaciuto il taglio del tuo racconto emozionale su "Downtown" di Giovanni Allevi. Anche a lui piacerebbe molto perchè non è una critica da rigidi docenti di Conservatorio o da critici incartapecoriti in vecchi schemi. Qui c'è la tua anima che vibra assieme con le note del pezzo.
Grazie, Annamaria, per questa condivisione.
egle

Annamaria ha detto...

Davvero Ambra hai usato tu le parole giuste per esprimere certe sensazioni!
Grazie di averle condivise così a fondo!!!

Annamaria ha detto...

Grazie Egle!!!
Non sei una frana e il tuo commento c'è!!!
Sì, "Downtown" è un brano che mi fa vibrare dentro, troppo bello!

Caterina ha detto...

Ciao cara, una volta sono stata anch'io a Parigi ed avevo la stessa sensazione. Mi sentivo al centro del mondo:)). La metropolitana mi pareva il teatro della vita, con la pulsazione del traffico, con la gente di varie nazioni, con i musicisti. Era un vero incanto.Grazie per la condivisione delle tue emozioni. Sei una stupenda narratrice! Intanto ho ascoltato Allevi con piacere.
Baci e buona serata

Annamaria ha detto...

Grazie Caterina!!!
E' vero, nella metropolitana di Parigi c'erano anche i musicisti! Li ho trovati vicino a Place de la République, stavolta.

Sono contenta di condividere con te queste esperienze e lo splendore della musica di Allevi.
Grazie e un grande abbraccio!