giovedì 27 gennaio 2011

Memorie

Ho sempre pensato che una delle più importanti facoltà dell’uomo, anzi forse proprio la più importante e preziosa - più ancora dell’intelligenza o della sensibilità - sia la memoria.

Senza la possibilità di ricordare infatti, non resterebbe in noi segno alcuno non solo degli eventi della storia, ma neppure di noi stessi.

Senza la memoria non saremmo in grado di riconoscere i volti di coloro che amiamo e la rete di sentimenti che ad essi ci lega. Non sapremmo neppure chi siamo, non potremmo scaldare il cuore al calore dei ricordi, nè ritrovare quel sorriso interiore dato dalla consapevolezza di possedere una ricchezza di cui essere grati.

Ma non ci si può portare sempre dentro tutto, e anche le memorie talora vanno sottoposte a un processo di selezione, perché lo spessore dei ricordi possa diventare luce e non fardello insostenibile al nostro andare. Ci possono essere infatti memorie dolorose che, a un certo punto, è bene gettarsi dietro le spalle : ricordi che, a volte, coltivano solo rancore e ci vedono per così dire seduti sulla riva del fiume ad aspettare il cadavere del nemico.

Esistono tuttavia memorie altrettanto dolorose che, al contrario, vanno tenute vive perché ricordano quanta fragilità abita il nostro cuore e quanto è breve il passo perché l'essere umano si trasformi in una creatura diabolica. A volte il confine è labile, la linea sottile, il cammino insidioso anche oggi, forse più di quanto pensiamo; a volte, per entrare “nella selva oscura” basta che l'uomo sia solo “pien di sonno”, il sonno dell’indifferenza, della dimenticanza o della ragione.

Per questo, anche qui tra le mie piccole pagine, desidero celebrare oggi, 27 gennaio, il "Giorno della Memoria".

E se ri-cor-dare non è atto puramente mnemonico, ma significa restituire al cuore, ha senso affidare tale ricordo alla voce della musica che sempre sa parlare al cuore e riempirci l’anima della sua bellezza permettendoci di riscoprire - contro ogni barbarie - i tratti dell’angelo che, nel segreto, ci abita.

Ci accompagna il sublime e intensissimo “Lacrimosa” dal “Requiem” di Verdi di cui proprio oggi ricorre l'anniversario della morte.

Buon ascolto!


6 commenti:

amicusplato ha detto...

Quando ascolto il Requiem di Verdi, e in particolare il Dies Irae, mi sento fremere interiormente.

Ho avuto la grande gioia di cantarlo nel 1980 ad Amburgo, per il 25° anniversario del Coro Monteverdi di Jurgen Jurgens, diretto da Jurgens stesso, insieme ad altri 9 cori di tutta Europa.

Te lo immagini il Lacrimosa cantato nella parte corale da oltre 200 cantori?

Un caro saluto :-))

Annamaria ha detto...

Dev'essere stato GRANDIOSO!
E poi dal vivo l'effetto è ancora più coinvolgente.

Grazie e buona giornata!

Caterina ha detto...

Ciao cara,
qui la paura sta sparendo. Erano dopo solo piccole scosse che non sentivamo. Grazie che mi stavi accanto. Mai avevo le esperienze di questo tipo. Eravamo in chiesa con mia figlia quando sentivamo un rumore pauroso. Il mio primo pensiero era che il campanile é crollato o la cantoria.
Mi piace molto Il Requiem di Verdi.Bella-bella bella, grazie. La parte "Lacrimosa" la sentivo personalmente piú volte da vari cori.
Un caro saluto e baci

Annamaria ha detto...

Grazie Caterina di avermi aggiornato sulla situazione. Meglio così!

Sono contenta che tu abbia ascoltato anche qui il "Lacrimosa". Trovo che la direzione di Karajan sia intensissima.

Ti abbraccio!

Ambra dB ha detto...

Mi diceva mio padre che quando finì la terribile guerra del '45, alla radio veniva trasmesso il Requiem di Verdi. Così quando l'ascolto la potenza di questa musica evoca in me anche una tragedia immane, come tutte le guerre, e il ricordo si ferma poi sul tempo in cui mio padre mi stava vicino e mi vedeva crescere.

Annamaria ha detto...

Sì, Ambra! La musica riesce proprio a rievocare atmosfere e a farcele rivivere restituendoci vere e palpitanti le emozioni di un tempo!

Grazie della tua condivisione!