venerdì 31 dicembre 2010

Buon Anno!!!

Una fine e un inizio, un tratto di strada che si conclude e un altro che incomincia non sono momenti da lasciare al caso.Far festa per un anno che giunge al termine e un altro che si apre non è solo rispettare una tradizione esteriore. E' celebrare un rito prima di tutto interiore, tentare un bilancio del cuore, cercare una fonte che ci suggerisca uno sguardo più nitido sul tempo che passa, ma anche sul miracolo dei giorni che si dipanano sempre nuovi.

Forse l'anno che si chiude è stato pieno di sole o forse di tempesta, o magari di entrambe le cose come capita a tanti.
Forse abbiamo il cuore gonfio di gratitudine, ricco di speranza o, al contrario, brancoliamo alla ricerca di un senso a quanto ci accade o di uno sguardo nuovo sulla realtà. Chissà!


Ancora una volta è la musica una delle fonti a cui attingere una visione diversa, una visione dall'alto.

Il brano che propongo oggi è tratto dall'oratorio
"La Creazione" di F.J.Haydn, opera il cui libretto prende spunto dal "Paradiso perduto" di Milton, da alcuni Salmi e dal racconto biblico della creazione.
Qui, nella prima e ultima strofa del pezzo, un coro di scintillante vivacità celebra lo sguardo gioioso di Dio alla fine del sesto giorno della creazione, e la lode da parte dell'uomo; mentre dalle tre strofe centrali riservate ai solisti, si leva un'invocazione al Signore, fonte di vita e di ogni bene.


Su queste parole e su queste note, buon ascolto e BUON ANNO a tutti!!!


"La magnifica opera è compiuta,

il Creatore la contempla e ne gioisce,

risuoni ora la nostra gioia.
Il nostro canto sia lode al Signore!

Verso Te, Signore, ognuno leva lo sguardo,

ognuno chiede a Te il nutrimento.
Se Tu apri la tua mano,

tutti divengono sazi.


Se distogli lo sguardo,

tutto trema e s'irrigidisce,

se Tu sottrai il respiro,

ogni cosa si dissolve in polvere.


Se infondi di nuovo il respiro,

allora sorge nuova vita.

La terra ringiovanisce

piena d'incanto e di vigore.


La magnifica opera è compiuta,
il nostro canto sia lode al Signore!

Tutti celebrino il Suo nome,

chè Egli solo è l'Altissimo!

Alleluja, alleluja!
"

lunedì 27 dicembre 2010

In clima natalizio

Cercare video musicali su youtube è avventurarsi in un mondo che può riservare splendide sorprese.

Quando, giorni fa, ho postato una canzone di Sting insieme alla Suite di Bach da cui la musica è tratta (vedi "Fascino di una Sarabanda" del 10 dicembre scorso), ero rimasta colpita anche da un altro brano sempre di Sting che riprende un famoso e antico inno natalizio di cui - appunto su youtube - esistono varie e affascinanti versioni.
Al momento, ho optato per Bach scegliendo "You Only Cross My Mind in Winter", ma d'allora quell'inno mi è rimasto dentro e mi accompagna come fosse l'inarrestabile colonna sonora delle mie giornate.


Eccolo quindi, in tutto il suo splendore!


Si tratta di
"Lo How A Rose E'er Blooming" sempre dal cd "IF ON A WINTER'S NIGHT...".
E' un canto di origine tedesca dal titolo originario
"Es ist ein Ros' entsprungen", usato come inno natalizio e mariano. Il testo, che si rifà al cap. 11 di Isaia, è di autore anonimo della fine del XVI secolo ed è stato armonizzato all'inizio del secolo successivo da Michael Praetorius.
Nel tempo è stato utilizzato sia da protestanti che da cattolici e ne sono state poi prodotte diverse varianti e traduzioni tra cui la più diffusa in inglese.

Ma la melodia, famosissima, si canta spesso anche nelle nostre chiese su di un testo che s'intitola "E' nato il Salvatore".


Lo riporto qui nella versione inglese di Sting, arricchita dal fascino della sua voce così come dalla particolare armonizzazione, e in quella tedesca del mirabile coro del Duomo di Magonza.


Buon ascolto!




venerdì 24 dicembre 2010

Buon Natale!!!


Ai miei lettori
conosciuti e sconosciuti,
pubblici e privati,
a tutti coloro che,
volutamente o per caso,
si troveranno a passare di qui,

Auguri
di
Buon Natale

con la gioia
della Musica!!!


sabato 18 dicembre 2010

Trascinante potere della musica!....


Grande è il potere della musica - soprattutto se essa ci coglie di sorpresa - nel trasformare situazioni e stati d’animo, nel regalare gioia e accendere emozioni stendendo il velo dell’incanto anche sulla nostra più scontata quotidianità.

Allora, ogni angolo può diventare un piccolo paradiso perchè, presi dal fascino delle note, torniamo a guardare la realtà con gli occhi del cuore lasciando che la nostra interiorità affiori liberamente e ci restituisca vita e più ampio respiro.


Il video che propongo oggi e che devo alla segnalazione di un'amica (grazie a te, Donatella, se mai ti troverai a passare di qui!), rappresenta un grande fast food, luogo di andirivieni e di confusione a somiglianza di un supermercato nel quale, all'improvviso, un gruppo di coristi opportunamente confusi tra la gente inizia a cantare l' Hallelujah di Haendel.

L’Halleluja di Haendel in un fast food???...

Sì, proprio lì!!! Non nella raffinatezza di una cornice teatrale o nel silenzio denso di attesa di una sala da concerto dove ascoltare il coro rigorosamente in piedi, come vorrebbe la tradizione. Ma proprio nella distratta confusione di un fast food.

Dissacrante??? Niente affatto!!!

Perché la forza di una simile esperienza non sta solo nello splendore del brano di Haendel che tutti conosciamo o nella bravura del coro, ma nel richiamo trasformante della musica, nello stupore delle persone e nel movimento gioioso che ne consegue.

Certo, ciò può accadere ovunque; inoltre qui il contesto è particolare e non è questa la profondissima intensità che si legge, per esempio, negli sguardi degli orchestrali che si accingono a suonare l'Ode a S. Cecilia (vedi post “Omaggio a S. Cecilia” del 22 novembre scorso).

Tuttavia, osservando i volti delle persone, nelle loro svariate espressioni e nei loro atteggiamenti si coglie un fiorire di emozioni e si comprende davvero quanto la musica abbia il potere di trasformare anche il momento più banale in un’esperienza di gioia condivisa.

Infatti il caos diventa attenzione, il nonluogo diventa luogo, spazio non più anonimo ma emotivamente vissuto, ambito di comunicazione magari anche solo di un sorriso. E quanta limpidezza di sguardi!

Al di sopra di tutto poi, domina incontrastata la gioia dei coristi, tanto trascinante che, alla fine, per chi guarda il video risulta difficile distinguere i componenti effettivi del coro dal resto della gente che si è lasciata coinvolgere e che ormai, altrettanto gioiosa, canta con loro.

Buona visione e buon ascolto!

domenica 12 dicembre 2010

"Carta e penna", ovvero lo splendore dell'essenziale

In vari modi si può coniugare la risposta al desiderio che talora avvertiamo in noi di attingere all'essenziale.
Un essenziale che non è solo sintesi, ma esigenza di ritornare - soprattutto in una società come la nostra, ridondante di esteriorità inutili - al nucleo profondo delle cose, alla loro spoglia e semplice verità.

Anche la musica, come ogni forma di arte, può farci da guida in tale ritorno e, proprio a questo riguardo, propongo oggi all'ascolto un brano di Giovanni Allevi.

Si tratta di "Carta e penna", un pezzo per piano solo tratto dal cd "13 Dita" e forse non tra i più noti al grande pubblico.

E' una meditazione di rigore quasi bachiano, dove il ritmo lento e sempre uguale è scandito da note che scendono nella scala cromatica intrecciandosi ad una serie di affascinanti dissonanze.

Allevi costruisce così una melodia semplice e profondissima, severa e appassionata, una sorta di canto in tono minore ampliato poi con misurate variazioni che arricchiscono il tema senza nulla togliere allo splendore della sua essenzialità.

Infatti, lo spessore di ogni singola nota è messo in luce da sapienti pause come quella - lunga e intensissima - che precede il sommesso accordo finale che, tra l'altro, con un richiamo di stile bachiano, chiude il pezzo in tonalità maggiore.
E' come se Allevi volesse farci percepire che musica è anche il silenzio tra le note, l'attesa e il luminoso riverbero che ogni suono ha nell'aria e nel nostro cuore.


Non conosco il motivo di un titolo come
"Carta e penna" , ma mi piace interpretarne il senso pensando a quanto può essere bello - in un'epoca di confusione mediatica e di relazioni spesso affrettate - il ritorno ad una dimensione più introspettiva, alla solitudine di chi si trova a tu per tu col foglio bianco, vero e non virtuale, alla grafia che si snoda rivelando le nascoste pieghe del cuore, a parole intense che, come note, nascano dal silenzio.
Così è per il compositore, davanti al suo pianoforte.

Buon ascolto!

venerdì 10 dicembre 2010

Fascino di una Sarabanda

Sto riascoltando un cd di Sting che mi è stato regalato lo scorso Natale.
Si tratta di "IF ON A WINTER'S NIGHT....", una raccolta che comprende brani pop e folk, talora ispirati anche ad autori classici.

Sting è un artista che ha attraversato nel tempo un po' tutti i generi musicali, dal rock ad jazz, dal pop al folk approdando poi, nell'ultimo cd uscito quest'anno ("Simphonicities"), ad una ripresa in chiave classica delle sue precedenti composizioni con l'ausilio dell'orchestra sinfonica.

Tuttavia, di fronte ad un compositore poliedrico come lui, si avverte il limite di talune classificazioni di genere che, per quanto tendano a mettere ordine nel variegato panorama della musica contemporanea, rischiano di ingabbiare i brani in una cornice solo formale mentre la vera musica va spesso oltre sfuggendo al rigido confine delle classificazioni.

Il brano che propongo oggi all'ascolto è "You Only Cross My Mind in Winter" che attinge il suo fascino non solo al particolare magico timbro della voce di Sting, ma anche al fatto che è una rivisitazione, a mio avviso molto suggestiva, della Sarabanda dalla VI Suite per Cello di Bach che ho postato poi di seguito.

Buon ascolto!


martedì 7 dicembre 2010

Vigilia dell'Immacolata

E' iniziato ormai da sabato il lungo ponte dell'Immacolata, ponte in realtà effettivo solo per la città di Milano che, a quella dell'otto dicembre, unisce la festività di S.Ambrogio col consueto prestigioso appuntamento dell'apertura della stagione scaligera, la tradizionale fiera degli "Oh bej oh bej" e l'inizio dello shopping prenatalizio.

Tuttavia, anche nella veste scintillante di queste giornate, il pensiero di tutti va a chi le sta vivendo sotto una cappa di crescente angoscia per la sorte della giovanissima Yara Gambirasio, della quale ormai da giorni non si hanno notizie.


Per lei possiamo solo pregare affidando le nostre speranze all'Immacolata di cui domani ricorre la festa.

Sono le note intense e profonde di Rachmaninov nei Vespers op.37 ad accompagnarci, insieme alla parole dell'Ave Maria della tradizione ortodossa. "Bogorodice Djewo" è l'inno cantato nei Vespri solenni della domenica, che recita così:

"Madre di Dio, Vergine,

gioisci, Maria piena di grazia,

il Signore è con te:

benedetta tu fra le donne,

e benedetto il frutto del tuo grembo,

perchè hai generato il Salvatore delle anime nostre."


Buon ascolto!

venerdì 3 dicembre 2010

A proposito di gioia...

La settimana volge al termine.
Una settimana pesante questa: tanti impegni, notizie poco felici che arrivano dal mondo, poi il cattivo tempo, i ritardi dei treni, il buio che comincia a scendere alle cinque del pomeriggio mentre la voglia di casa ti coglie ancora per strada.


E il cuore nel buio si mette a sognare con un desiderio di "leggerezza" che non è voltare le spalle alla quotidianità con i suoi problemi, ma il bisogno di attingere a una fonte pura che ci ricarichi dal profondo, regalandoci uno sguardo nuovo sulle cose e magari anche un sorriso.
Una fonte che lavi, per così dire, le scorie rimaste dentro ad appesantire l'anima e riporti alla luce, nitido, l'essenziale.


Ci aiuta la MUSICA (scritta proprio a tutte maiuscole!) a ritrovare la sorgente della gioia, a rimuovere le pietre che ostruiscono il passaggio di quell'acqua che ci restituisce a noi stessi.

E
Mozart, in particolare, qui ci è maestro perchè la sua gioia è punto di arrivo di una complessità talora anche sofferta, ma risolta nella limpidezza di uno sguardo più alto.
Il
Rondeau della "Posthorn serenade" K.320, nella sua delicata cantabilità, è un brano che ci riporta proprio alla leggerezza e a quella semplicità ricca di spessore prerogativa del genio mozartiano.

Buon ascolto e buon weekend!
 

domenica 28 novembre 2010

Il silenzio dell'attesa


Oggi, è la prima domenica di Avvento, ma il clima natalizio si respira ormai da giorni: un Natale iniziato per tempo nelle pubblicità, nei negozi addobbati, nelle luminarie spesso inutili e dispendiose, nel chiasso dei Babbi Natale scampanellanti e via dicendo.

Sì, è vero, sono sempre più infastidita da questa messinscena che si ripete puntuale ogni anno, non perché non sia bello vedere una città sfavillante di luci, ma perché il Natale commerciale e folkloristico, rumoroso e affollato che ci troviamo intorno ha in buona parte soppiantato la dimensione più intima e meditativa a cui dovrebbe indurci questo evento.

E se per certi aspetti ciò mi attira in quanto far festa è manifestare la propria gioia anche esteriormente, per altri versi mi sembra ormai una mascherata che rende più difficile restare in silenzio ascoltando il cuore, e rischia di farci dimenticare il mistero semplice e spoglio, tenero e in qualche modo tragico di questa festività.

Natale è adorare un mistero e adorare significa mettersi una mano sulla bocca e tacere, magari con gli occhi sgranati dallo stupore come farebbe un bambino. E il tempo dell’attesa è rientrare in noi ritrovando un prezioso spazio di silenzio interiore.

Ci guida Bach oggi, in questo cammino, Bach le cui note da sempre spalancano l’anima al silenzio.

Il brano che propongo, l’Adagio per organo dalla Toccata, adagio e fuga in Do magg. BWV 564, è una melodia di tono meditativo seguita da un finale polifonico che raccorda il pezzo alla successiva fuga. Col suo ritmo rigoroso scandito dalla pedaliera e il suo procedere lento ma scorrevole, sembra proprio restituire un senso di calma, un respiro più ampio e pacificante e il giusto passo al nostro andare. Può aiutarci così ad accendere le luci anche dentro di noi.

Lo valorizza la bella esecuzione di Enrico Viccardi nella luminosa cornice barocca dell’abbazia benedettina di Muri-Gries a Bolzano.

Buon ascolto!

venerdì 26 novembre 2010

La prima neve


Serata grigia e ventosa dopo una giornata di cattivo tempo.

Ormai piove, una pioggia battente che probabilmente non darà tregua per tutta la notte. Ma stamattina è nevicato - la prima neve di stagione qui in pianura - e i fiocchi sono venuti giù fitti per un paio d'ore.

Allora è bello riscaldare questo scorcio di giornata con lo splendore di un dipinto e di un brano di musica.

E' stato il clima di intimità del quadro di Monet qui riportato ad affascinarmi. "Il mantello rosso" infatti rappresenta una finestra sull'esterno, forse il giardino di casa dove l'ambiente è vivacizzato dai colori: il rosso e il blu degli abiti pesanti della donna, quasi sicuramente la signora Monet, il verde delle foglie e il bianco che mi piace pensare sia neve, proprio quella prima neve che si posa a volte sugli alberi non ancora spogli.
E in effetti, piccole macchie bianche s'intrecciano al verde e allo sfondo formando quasi un diadema sulla testa della donna.

Ma proprio il suo sguardo, forse con una punta di nostalgia, ci riporta dentro la casa, dove lo spazio non è particolarmente definito o adorno, se non fosse per la bellezza delle tende che restituiscono grazia all'ambiente incorniciando l'interno e l'esterno.

Una scena intima quindi, forse un desiderio di calore familiare colto per un attimo nel viso della donna, nell'ovale soave e triste ad un tempo. Un'atmosfera intrisa di garbo e leggiadrìa.

A commento, la dolce e malinconica intensità dell'Adagio del Concerto per pianoforte e orchestra K.488 di Mozart.

Buon ascolto!

lunedì 22 novembre 2010

Omaggio a S. Cecilia

Oggi desidero rendere omaggio a Santa Cecilia, di cui ricorre la festa, con un brano di Haendel tratto appunto dall' "Ode a Santa Cecilia" che il compositore scrisse musicando un testo di J. Dryden.

Sono splendide parole che celebrano il potere della musica come armonia di origine divina capace di dar vita ai nostri sentimenti e di orientarli, parole ampiamente valorizzate dalla pacata melodia di Haendel.


Tuttavia, il video che propongo a mio avviso è interessante anche per un altro aspetto e cioè la gamma di volti, espressioni e atteggiamenti che vedono gli orchestrali, la solista e il direttore in rapporto tra loro, con i loro strumenti o assorti nell'ascolto e nella contemplazione tutta interiore della musica.

E sono espressioni rivelatrici, perchè sembra che la musica, vissuta in modo così profondo, faccia emergere da ciascuno, anche solo attraverso uno sguardo o un sorriso, la parte più vera in tutta la sua bellezza.


Buona visione e buon ascolto!

sabato 20 novembre 2010

"Uomini di Dio"

E' da un mese ormai nelle sale cinematografiche "Uomini di Dio", il film del regista Xavier Beauvois che narra la vicenda dei sette monaci cistercensi francesi del monastero di Tibhirine, in Algeria, rapiti nel marzo del 1996 da un gruppo terrorista islamico e poi uccisi, anche se del massacro ancora oggi non sono totalmente chiare responsabilità e dinamica.

Ho letto del film recensioni contrastanti e confesso che non sono ancora andata a vederlo. Tuttavia, trovo interessante che sia riportata all'attenzione di tutti una vicenda che traccia una pagina di vita cristiana luminosissima e ricca di spessore.
A tale proposito, col titolo "Più forti dell'odio" le edizioni Qiqajon hanno recentemente ristampato un testo che riporta gli scritti del priore del monastero di Tibhirine, Frère Christian de Chergé, e dei suoi confratelli.
Ne emerge un ritratto di vita monastica incentrata sulla condivisione e sul reciproco aiuto tra comunità cristiana e popolazione locale musulmana. Emergono la fede e i dubbi, i contrasti e la dedizione al Vangelo di uomini semplici e appassionati che hanno deciso di donare se stessi nella concretezza di ogni giorno. Fino alla fine.

Ne è altissima testimonianza l'ormai famoso testamento di Frère Christian che, dopo aver analizzato con splendida lucidità il proprio cuore, conclude con le seguenti parole di amore e di perdono per il suo eventuale carnefice:
"E anche te, amico dell’ultimo minuto che non avrai saputo quel che facevi. Sì, anche per te voglio questo "grazie", e questo "ad-Dio" nel cui volto ti contemplo.
E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in Paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due.
Amen! Inch’Allah."
Desidero ricordare e celebrare la luce di una simile testimonianza non con note di lamento o di dolore, ma con il brano finale del Dettingen Te Deum di Haendel in cui un coro di mirabile dolcezza canta "Lord in Thee have i trusted": Signore, in Te ho fiducia.

Buon ascolto!


domenica 14 novembre 2010

Gran Premio....

Domenica di delusione, questa, per la Ferrari.
Ad Abu Dhabi, Alonso è finito al settimo posto e ha vinto il tedesco Vettel su Red Bull aggiudicandosi gara e titolo mondiale.


Ma mentre passo distrattamente e intenta ad altro davanti alla tv (devo confessarlo, non ho un animo sportivo!), mi arrivano le note dell'inno nazionale tedesco e, come sempre, mi catturano perchè è un pezzo classico!!!

La sua musica infatti è stata composta da F.J. Haydn nel 1797 per Francesco II, Imperatore del Sacro Romano Impero. Il brano è divenuto in seguito l'inno nazionale tedesco ed è ancora oggi quello della Germania unificata.

Su questo stesso tema, esistono anche delle
Variazioni per pianoforte sempre di Haydn e il II Movimento del suo più famoso Quartetto per archi op.76 n.3.

Interessante, a mio avviso, scoprire la differente atmosfera che si respira negli altri due brani.

Dal tono solenne e marziale - come è giusto che sia - del vero e proprio inno, si passa alla versione per solo piano che, pur mantenendo una certa vivacità, addolcisce la melodia arricchendola di sapienti e sempre più elaborate variazioni, fino ad arrivare alla meravigliosa versione del quartetto per archi.

Qui, il tema, enunciato all'inizio con grande semplicità, si addentra con dolcezza struggente nell'animo dell'ascoltatore e si approfondisce creando un clima di meditazione sempre più intima e sommessa.

Buon ascolto!




mercoledì 10 novembre 2010

"Sogno di Bach"


Per restare in tema di Bach da un lato e di ritmiche contemporanee dall'altro, oggi voglio illuminare questa tetra serata di pioggia con un vivacissimo brano di Giovanni Allevi.
E' un pezzo che appartiene al CD "13 Dita", raccolta che nel 1997 ha inaugurato la produzione discografica del compositore ascolano.

La prima volta che l'ho sentito suonare dal vivo, sono rimasta a lungo pensierosa chiedendomi a quale opera di Bach Allevi si fosse ispirato. Un preludio?....No, troppo movimentato. Un'invenzione allora....o meglio ancora una toccata....Ma quale?....

Poi ho capito. In "Sogno di Bach" non c'è un riferimento preciso a questo o quel pezzo, e il brano non è un esercizio di stile contrappuntistico come certo ogni musicista che abbia studiato composizione sa fare.
Allevi, a mio avviso, è andato molto più in là riuscendo a cogliere l'essenza profonda della musica di Bach, quella cifra segreta che non si ritrova in un pezzo particolare, ma che circola in ogni suo testo.
Ed è impressionante ascoltare questo brano perchè, per quanto sia un Bach traghettato nella nostra epoca, quasi un divertimento in cui ritmiche contemporanee e musica classica si fondono (e a un certo punto fa capolino anche un finale alla Mozart !), di Bach si ritrova il nucleo caldo che sta a monte della singola composizione, il cuore segreto, la sorgente del ruscello.

La foto nel riquadro è un dettaglio di un dipinto di Carlo Crivelli, pittore del Quattrocento che, per quanto originario di Venezia, ha vissuto e operato per buona parte della sua vita nelle Marche.
In questo, e nel particolare che raffigura le mani, vuole essere un omaggio a Giovanni Allevi, marchigiano e pianista.

Buon ascolto!

domenica 7 novembre 2010

Il Bach dei miei sedici anni

Oggi, desidero rasserenare questa grigia domenica di novembre, salendo ai vertici della musica classica con Johann Sebastian Bach.

Nella miriade di brani composti, ne ho scelto uno che mi ricorda la mia adolescenza e, al tempo stesso, testimonia la grande attualità della musica di Bach per le infinite possibilità aperte dalla sua ritmica.

Si tratta del famoso Contrappunto n. 9 da "L'Arte della Fuga" che propongo in duplice versione : all'organo suonato da Glenn Gould, e cantato da Les Swingle Singers in Jazz Sébastien Bach, la prima pubblicazione del gruppo che risale agli anni Sessanta.
Ricordo il disco in vinile dalla mitica copertina nera con una gemmazione di tessere colorate al centro, copertina che ancora oggi è quella del relativo CD uscito circa una decina di anni fa.


E' stata proprio la versione de
Les Swingle Singers a catturare i miei sedici anni aprendomi alla modernità della ritmica bachiana di cui il gruppo vocale esalta le potenzialità e la ricchezza d'inventiva.
Meraviglioso, a mio avviso, l'intreccio delle voci che costruiscono un'architettura rigorosissima e sempre più complessa nella sua orchestrazione.


Buon ascolto!


giovedì 4 novembre 2010

La Madonna della Pace


Oggi, nelle mie peregrinazioni da internauta, sono rimasta affascinata dal dipinto riprodotto qui a lato.
E' un particolare della "Madonna della Pace" del Pinturicchio, tavola datata intorno alla fine del Quattrocento e attualmente conservata nella Pinacoteca di San Severino Marche.

E' un'opera di grande leggiadrìa, sia per il tratto leggero ed elegante, il gusto del dettaglio talora prezioso, sia per la soavità espressiva dei personaggi e lo splendido scorcio paesaggistico che conduce lo sguardo a prospettive lontane, fra il morbido verde della piana, quello più cupo delle chiome degli alberi e i colli sullo sfondo.

Tuttavia, gli occhi dei protagonisti sono dolcemente fissi sulla sfera del globo, sul mondo che il Bambino tiene in una mano e benedice con l'altra.
Ed è un mondo tanto lieve da divenire trasparente nelle mani di Gesù, quasi un cristallo di cui intuiamo splendore e fragilità insieme.

E' come se allo sguardo del Bambino che penetra ogni cosa nulla potesse restare nascosto e nello stesso tempo fossero i suoi occhi a purificare il mondo rendendolo trasparente.

E' un dipinto da contemplare a lungo, non solo per scoprirne i particolari che - come per molti quadri del Quattrocento - affiorano talora dopo lunga osservazione, ma perchè ci restituisce la dimensione in cui Dio ci vede: siamo ciò che è prezioso ai suoi occhi.

Mi piace ricordare questo proprio alla luce dei gravi fatti di violenza che spesso insanguinano il mondo, non ultimo il massacro dei 55 cristiani - ma forse anche più - avvenuto domenica scorsa in una chiesa di Baghdad, mentre assistevano alla Messa festiva. Una strage di tale orrore di fronte alla quale ogni commento è superfluo.

Resta però il bisogno di reagire non certo con altrettanta violenza o vendetta,
ma guardando in alto e continuando a invocare la Bellezza che ci ha creati - tutti - per la gioia e per la Pace.
Ancora una volta è la musica di Mozart ad aiutarci in questa invocazione con lo stupendo Agnus Dei dalla Coronation Mass K.317.
Degna di nota, oltre la magnificenza della voce solista, l'intensa direzione di un già affaticato Karajan.

Buon ascolto!

venerdì 29 ottobre 2010

Omaggio a Ferenc Fricsay


In prossimità della festa di Ognissanti e della Commemorazione dei Defunti, mi piace ricordare Ferenc Fricsay, direttore d'orchestra ungherese morto di cancro nel 1963 a soli 49 anni.

Ci restano di lui parecchie splendide insicioni, anche se non tutte in stereo.

Trovate qui di seguito una famosa esecuzione de La Moldava di Smetana, insieme alla registrazione delle prove, un documento che attesta la grandezza musicale e umana di Fricsay.

Già fortemente minato dal male che lo porterà alla morte e pienamente consapevole della propria condizione, Fricsay, nonostante la notte prima delle prove abbia avuto sofferenze tali da essere tentato di annullare l'impegno, decide poi ugualmente di partecipare all'evento. Così spiega il giornalista che presenta il documentario.

I due video ci mostrano una direzione piena di rigore, forza d'animo, passione e freschezza umana.
E lo sguardo di Fricsay è un abisso di profondità e limpidezza insieme.

Buona visione e buon ascolto!


martedì 26 ottobre 2010

"Cercare e saper riconoscere chi e che cosa in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio" (Calvino - "Le città invisibili")


Parlano al cuore e oserei dire che intrigano queste parole di Italo Calvino che tracciano un grande ideale di vita.

Nonostante Calvino arrivi a una conclusione positiva definendola solo per negazione, scoprire ciò che non è inferno equivale ad arrivare alle soglie della bellezza, di ciò che è vita, gioia, leggerezza e Amore.


Nello squallore che talora respiriamo intorno a noi, a volte basta poco per scoprire sprazzi di splendore nascosto, luci che illuminino il cammino quotidiano e restituiscano fiato e sorriso al nostro andare.


Occorrono tuttavia tenacia e uno sguardo capace di andare a fondo perchè - come scriveva Saint-Exupéry nel suo
Piccolo principe - "l'essenziale è invisibile agli occhi" e saper riconoscere ciò che non è inferno significa scendere fino al cuore nascosto, al nocciolo caldo della vita.

La Musica non solo attinge a questo nocciolo caldo, ma per certi aspetti oserei dire che
E' questo nocciolo caldo, quella Bellezza capace di farci rinascere dentro. E allora farle spazio diventa necessario come aprire una sorgente di acqua fresca!

Buon ascolto con Mozart nello splendido "Laudate Dominum" dai "Vesperae sollemnes de confessore
K.339"!

lunedì 25 ottobre 2010

Buona settimana con Haendel!

Per rischiarare questa grigia giornata di fine ottobre e augurare buona settimana a chi si trovasse a passare di qui, uno scintillante brano di Haendel, pieno di gioiosa energia.

Si tratta della Sinfonia che apre il terzo atto dell'oratorio Solomon, meglio conosciuta col nome di Arrivo della regina di Saba, pezzo famosissimo e festoso, talora inserito anche nel repertorio delle musiche nuziali. Ne ritroviamo infatti qualche battuta anche nella colonna sonora del film Quattro matrimoni e un funerale.

Che il ritmo e la potenza orchestrale di questa esecuzione ci aprano al sorriso!

Buon ascolto!

giovedì 21 ottobre 2010

Lo sguardo di Mozart

Sto andando a Milano col treno delle nove.
Nonostante l'ora di punta sia passata, è sempre pieno: impiegati, qualche insegnante e molti studenti universitari che ripassano appunti o lavorano alacremente sul notebook.
La giornata è nebbiosa - una delle prime vere nebbie di questo inizio di autunno - e il paesaggio, così tetro quando non si vede il limpido del cielo, non invita al sorriso.

Davanti a me, nella ressa della vettura, prende posto un giovane sui venticinque anni: alto, snello, scuro di occhi e di capelli sul viso ancora un po' fanciullesco, ha un abito blu sopra una camicia chiara senza cravatta, un abbigliamento che porta con scioltezza e semplicità.
Osservo spesso i miei compagni di viaggio quando sono in treno, nelle loro fattezze e negli interessi che manifestano, ed è sempre uno spettacolo di vita affascinante.

Il ragazzo scambia una battuta con un'amica seduta poco lontano: "Prove e ancora prove, oggi, fino a stasera...". Poi si concentra sulle sue cose, e mentre mi chiedo che lavoro possa svolgere, estrae dalla cartella un corposo libro dalla copertina blu aviazione che riconosco subito perchè è quella delle mie edizioni musicali preferite.
Lo apre davanti a me e scopro con gioiosa sorpresa che è Mozart, nientemeno che Il flauto magico!

Che bello! E chi se l'aspettava in una mattina così tetra e con la prospettiva di una giornata pesante, di essere rasserenati anche dalla sola visione di una partitura mozartiana? Istintivamente mi si apre il cuore, mentre sbircio il testo con discrezione.
Capisco allora che il ragazzo dev'essere un cantante, forse un corista, e difatti vedo che ripassa i vari brani a fior di labbra, battendo leggermente il tempo con le dita sulla pagina. Ogni tanto si sofferma su alcune arie, poi passa oltre, a volte torna indietro.
Infine alza lo sguardo sulla campagna autunnale e il canto prosegue nella sua mente: lo colgo dall'espressione assorta, dalla testa che ondeggia piano quasi seguisse un ritmo segreto.
Fuori il paesaggio è sempre più grigio, ma i suoi occhi guardano oltre, trapassano la nebbia mentre un indefinibile sorriso, come una gioia velata di leggera malinconia, affiora dal fondo del suo sguardo.

Lasciarsi catturare dall'incanto della musica di Mozart è proprio così: essere immersi nel grigiore quotidiano e guardare oltre guidati da mirabili note che tutto sanno raccontare e fondere in splendida sintesi, la malinconia e la trasparente luminosità del cuore, il dramma e la dolcezza, sfaccettature di un unico cristallo che è la vita.
Attraversarle e riaffiorarne con una limpida verità da comunicare, uno sguardo che non cancella la fatica o la complessità dell'esistenza, ma che tutto assume e risolve in una dimensione più alta per fiorire in un miracolo di semplicità: questo è Mozart.

E' spessore e leggerezza insieme, sorridente equilibrio: è dolore che si effonde in singhiozzi negli accordi iniziali del Requiem, ma anche luce che si apre nel finale in tonalità maggiore del Lacrimosa o della Musica funebre.
E' distesa serenità nel Laudate Dominum e attitudine gioiosa e giocosa in numerose arie operistiche. E' semplicità di bambino in più di un Adagio dei concerti per pianoforte e complessa architettura contrappuntistica nelle ouvertures di talune sue opere: apparenti contrasti ricomposti e fusi in un segreto intreccio di note in cui è sempre il tocco della gioia, infine, a prevalere.

Nel multiforme panorama della vita, alcuni aspetti, se presi nella loro singolarità, spiccano maggiormente e talora possono incidersi più vivi nel cuore con le loro spine.
La musica di Mozart restituisce invece una visione d'insieme nella quale anche il dramma trova posto e senso nel quadro più ampio dell'esistenza, con un equilibrio che consente di affacciarsi alla realtà cogliendone la segreta bellezza.
E' quel raro distacco che permette di volgersi a contemplare anche per un solo attimo la propria vita e amarla!
Come lo sguardo di Dio che - secondo quanto si legge nel racconto biblico - dopo aver tratto all'esistenza nel fermento della creazione, il firmamento, mostri marini e rettili, alberi, erbe e l'uomo, si volse a considerare il tutto e "vide che era cosa buona".

Ricco di una gioia mai priva di pensoso spessore, capace di illuminare anche il grigio di una mattina di nebbia, Mozart è una scintilla di quello sguardo.

Annamaria

martedì 19 ottobre 2010

Incipit

Ricordate il film " Le ali della libertà?" E' una vicenda ambientata in un penitenziario in cui la violenza sia fisica che psicologica è all'ordine del giorno, un contesto nel quale è durissimo sopravvivere e mantenersi vivi dentro.

Il protagonista, che vi è stato rinchiuso nonostante la sua innocenza, vi sosterrà una lotta tenace non solo per arrivare ad evadere riconquistando la libertà materiale, ma prima di tutto per non essere distrutto interiormente e salvaguardare la propria identità di essere umano, senza cadere nella spirale di violenza e vendetta che regna nella prigione.


Compie quindi su se stesso e sui suoi compagni di sventura l'opera che li aiuterà a mantenere viva la loro umanità e a tale scopo proporrà anche l'istituzione di una biblioteca e....l'ascolto della musica!

Una delle scene più suggestive del film è proprio quella in cui, trasgredendo alle ferree regole del luogo, il protagonista fa in modo che, mentre i prigionieri sono in cortile per l'ora d'aria, dall'altoparlante si diffondano le note della musica di Mozart - in una delle più dolci arie de "Le nozze di Figaro" - restituendo alle loro anime il respiro della bellezza.


Ecco....Mi piace dare inizio al mio blog con la pubblicazione di quest'aria di Mozart e della corrispondente scena del film, proprio perchè la Musica - soprattutto quella dei grandi - ha il potere di parlare al cuore e farlo rinascere, abbattendo le sbarre delle prigioni materiali o metaforiche nelle quali talora ci troviamo.

Buon ascolto!

Annamaria

Rosso Fiorentino


Rosso Fiorentino: "Angelo musicante".
Galleria degli Uffizi - Firenze.